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Il cane e i suoi miti: da guardiano degli inferi a custode delle anime

martedì, 8 agosto 2017

Animali totem, oroscopo, simboli alchemici o miti. Un universo di conoscenze arcaiche nel quale queste creature da sempre hanno affascinato l’uomo: esseri e anime che al nostro fianco hanno avuto il ruolo guida e di collaboratori. In questa dimensione mitologica e metafisica il cane ha sempre avuto un posto speciale anche perché da oltre 30mila anni ha condiviso il quotidiano dell’uomo, diventando il suo miglior amico.

Simbolo di potere o divinità,  il cane nella mitologia è spesso considerato cime un animale psicopompo ovvero che accompagna le anime nell’aldilà: dal cane guardiano del regno dei morti, al messaggero del regno degli spiriti e guida.

Cane guardiano del regno dei morti

Diverse culture hanno associato il simbolo del cane a questo ruolo. Anubis, la divinità dei morti, guida delle anime con una testa di cane nel regno degli Egizi.
Anche in Grecia, Cerbero era il cane a tre teste guardiano delle porte dell’inferno. Spostandoci in un altro continente, nel popolo indiano d’America degli Sioux, il lupo era chiamato “il cane del sottosuolo” mentre il coyote “il cane che ride

Garm, per la popolazione germanica era il custode del Nieflheim la cosiddetta “terra delle nebbie”, il regno del ghiaccio e del freddo.

Infine, nella tradizione delle popolazioni del Messico, Xolotl è il dio a forma di cane giallo che accompagna il sole nel suo viaggio dentro la terra per proteggerlo durante la notte.

Cane guida delle anime

Da un punto di vista simbolico, nelle credenza celtiche il cane è considerato un animale coraggioso. Per cui per i celti dire sei un cane significava evidenziare la bravura di una persona.

Il cane è il miglior amico dell’uomo. La sua fedeltà lo porta fino al sacrificio più elevato. E questo le antiche culture lo avevano già capito. E così nell’antico Egizio Anubis restava al fianco dei morti fino al momento del giudizio quando veniva pesata l’anima di una persona.

In Guatemala, il cane di una persona deceduta veniva sacrificato in modo che potesse accompagnare il suo padrone nell’aldilà. Non di rado, in molte tombe sono state anche trovate delle statuine di cane poste nei quattro angoli dei sarcofaghi o della sepolture. Ancora oggi, si tratta di una tradizione che persiste.

In alcune società orientali, i morti e i morenti venivano affidati ai cani, in modo che li vegliassero e li guidassero verso il paradiso. Nell’antica religione della Persia il cane è l’animale di Ahura Mazda e aveva come ruolo di cacciare gli spiriti negativi. Il cane era sia uno spirito protettore che benefico.

Cane messaggero dell’aldilà  

Diverse volte si è affrontato il tema delle facoltà extrasensoriali degli animali che percepirebbero presenze spettrali e premonitrici. Tanto che da sempre, si è parlato anche della possibilità di comunicare telepaticamente con gli animali. Frequenze, energie sottili, dimensioni in cui ci si sintonizza con altri tipi di vibrazioni. Per molte persone potrebbe essere il linguaggio di uno “sciamano” laddove in realtà, negli ultimi anni è la stessa scienza a parlarne. Lo stesso film Avatar è un stato uno straordinario esempio di questo tipo di comunicazione con gli elementi che fanno parte della natura, potremmo azzardare a dire del tutto di cui lo stesso uomo è parte.

Questo mito o questa facoltà del cane era stata capita da alcune antiche civilizzazioni per le quali il cane era il messaggero tra l’aldilà e il mondo dei vivi. In Africa, nell’etnia Bantu, il cane è colui che porta i messaggi dei morti agli stregoni in trance come nello Zaire o in alcune etnie del Sudan dove i can venivano sacrificati per mandare un messaggio ai morti. Un’usanza presente anche tra Irochesi nel Nord America.

C.D.

 


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