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Fermiamo il massacro di cani in Cina al Festival di Yulin

venerdì, 19 giugno 2015

Restano due giorni dal fatidico inizio del Festival della carne di cane di Yulin in Cina. Molte associazioni hanno dato vita a delle vere e proprie azioni tra cui petizioni per fermare il massacro di cani.  Tra queste su change.org vi è la raccolta firme “ALZA LA ZAMPA” con la quale viene chiesto che sia fermato quel terribile “festival” nel quale, dal 1990, secondo alcuni dati, sono stati uccisi oltre 25 milioni di cani.
Come ogni anno, a ridosso dell’evento, in Cina sono in pericolo migliaia di cani, tra i quali numerosi randagi ma anche animali domestici. Inoltre viene denunciato le condizioni disumane con le quali gli esemplari vengono trasportati: molti dei quali vengono feriti e altri muoiono prima di arrivare a destinazione dove ai cani li attende una sorte ancor più terribile in quanto i 4zampe prima di essere uccisi vengono torturati in modo da fare aumentare il livello di adrenalina che conferirebbe una migliore qualità alla carne.
Infine, gli animalisti denunciano gli allevamenti di carne di cani, dove migliaia di cani soffrono, vengono macellati, picchiati a morte, scuoiati vivi e mangiati.

La stessa onorevole Vittoria Brambilla che ha aderito all’iniziativa ha parlato di un festival della bestialità umana.

Un orrore contro il quale anche buona parte dell’opinione pubblica cinese è contraria e auspica da parte della Repubblica popolare una presa di posizione.
Si moltiplicano gli appelli a suon di hasjtag #StopYulin2015 e #BanYulin2015 per non parlare delle manifestazioni promosse in tutto il mondo davanti alle ambasciate cinesi.
A Roma, oltre duecento animalisti hanno preso parte ad una protesta organizzata dagli attivisti di Animalisti Italiani Onlus e da quelli di Irriducibili Liberazione Animale che con guanti insanguinati hanno recitato il massacro al “festival”.
“Siamo qui in tantissimi nonostante oggi sia un giorno lavorativo per gridare il nostro sdegno e fermare la mattanza che partirà il prossimo 21 giugno. Lo facciamo nel segno della nonviolenza gandhiana, quella per cui non ci si volta dall’altro lato di fronte alla tortura degli indifesi ma ci si batte in loro protezione. Purtroppo l’Ambasciatore cinese ha deciso di ignorare le nostre proteste e ci ha negato persino la possibilità di un incontro e rispondendo che questa orrenda strage è un loro affare interno che non ci riguarda”, ha dichiarato il Presidente degli Animalisti Italiani Walter Caporale.

Se non lo hai ancora fatto, firma la petizione anche tu clicca qui


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