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Aumenta il numero di scimmie vittime della vivisezione in Italia

sabato, 20 giugno 2015

La Lega anti vivisezione (Lav) ha analizzato i dati relativi al numero di animali utilizzati ai fini scientifici e sperimentali in Italia, nel triennio 2010-2012 e pubblicati dal ministero della Salute.

Secondo quanto rivela l’associazione animalisti, le statistiche con cadenza triennale, indicano un numero complessivo di animali utilizzati in lieve diminuzione, passando da 2.603.671 nel triennio 2007-2009 a 2.328.342 dal 2010 al 2012.
Tuttavia sottolinea la Lav si tratta di “numeri ancora alti, visto il quadro scientifico e legislativo europeo che prevede la promozione dei metodi alternativi alla sperimentazione animale e la chiara posizione contraria dell’opinione pubblica alla vivisezione”.

Numero di animali impiegati nella vivisezione

In questa tragica lista i topi (1.547.246) e i ratti (490.137) sono le specie più sfruttate, seguiti dai pesci (114.631) e gli uccelli (83.411). Animali impiegati più che altro per il loro basto costo più che per ragioni scientifiche.
In questo scenario, la Lav evidenzia che vi sono ancora molti cani sacrificati nel nome di quella che viene definita dall’associazione “pseudo scienza”: “Ben 1.516 di loro sono stati sacrificati in questo triennio”, afferma l’associazione che con rammarico fa notare che “è in aumento il ricorso alle scimmie ceboidea (note comunemente come uistitì)”.
Pertanto, la Lav ricorda che “l’utilizzo di questa specie è regolamentato dal Decreto Legislativo in modo fortemente restrittivo e il cui utilizzo dovrebbe rappresentare una deroga eccezionale, di cui sicuramente non dovrebbe essere incoraggiato l’aumento”.

Si tratta di un dato sconfortante in quanto “i primati non umani, come i cani, sono utilizzati per esperimenti fortemente invasivi che comportano alti e prolungati livelli di dolore, come studi di tossicità, indagini legate a problematiche nervose e mentali umane e al cancro”.

“Questi numeri, già di per sé impressionanti, sono in realtà fortemente sottostimati perché non tengono conto di molte categorie rilevanti, come gli animali usati già deceduti, gli invertebrati o le forme non completamente sviluppate, oltre che essere raccolti su autocertificazione degli stessi laboratori”, ha spiegato Michela Kuan, biologa e responsabile Lav vivisezione, coautrice con il presidente della Lav Gianluca Felicetti del libro “Oltre il filo spinato di Green Hill. La vivisezione esiste ancora. Come e perché superarla”.

Settore della cosmetica

Ma non solo. Anche nel settore della cosmetica, nonostante la direttiva europea del 2013 che vieta la sperimentazione animale per fini cosmetici, vi è ancora un elevato numero di animali impiegati nei test dalle compagnie farmaceutiche come la tedesca Merz, l’inglese Ipsen e la giapponese Eisai, che utilizzano ancora migliaia di animali come i topi per testare la tossina botulinica. Secondo quanto ricordano le associazioni animaliste si tratta per i topo di una tossina letale per cui muoiono dopo lente agonie e spasmodiche convulsioni. E in ogni modo, se l’animale sopravvive, viene comunque soppresso. Ecco perché la Coalizione Europea Contro la Vivisezione – ECEAE, di cui la LAV è rappresentante in Italia, ha lanciato una settimana di iniziative in tutta Europa contro la sperimentazione animale per il botox. (Per informazioni clicca qui)

Tavolo tecnico su sperimentazione animale in Italia

Sul tema della vivisezione è intervenuto anche Papa Francesco che ha parlato di inutili sofferenze inflitte agli animali mentre il Partito Animalista Europeo (Pae) ha fatto sapere che riparte il Tavolo tecnico-scientifico sui metodi alternativi/sostitutivi alla sperimentazione animale del Ministero della Salute: “E’ un Tavolo importante che preoccupa i produttori del farmaco che vedono a rischio i loro straordinari profitti, per questo è stato e continuerà ed essere osteggiato. E’ l’ultima speranza per tentare di abolire o quantomeno di indebolire la sperimentazione animale, preso atto del fallimentare epilogo dell’iniziativa dei cittadini europei Stop Vivisection, colpevole l’inadeguatezza del comitato promotore. La lotta contro la vivisezione riparte dall’Italia”, ha scritto il Pae.


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