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Maltrattamento di animali, il sequestro scatta anche di abusi psicologici

venerdì, 6 ottobre 2017

Arriva una sentenza della Cassazione destinata se non a fare scuola, quasi. I giudici infatti si sono espressi su di un caso di maltrattamento di animali, specificando un aspetto. L’episodio in questione ha visto come autori del reato di maltrattamento due persone, proprietarie di un numero non imprecisato di cavalli. Gli equini erano tenuti in una situazione del tutto lontana da quella che dovrebbe essere considerata una condizione di normalità e di benessere. Anzi, il degrado e la totale incuria in cui i poveri cavalli versavano aveva portato anche delle gravi ripercussioni sul loro stato fisico, ma anche psichico. Queste persone li tenevano rinchiusi in recinti senza cibo ed acqua, e senza che si provvedesse a pulire i loro stessi escrementi.

Un quadro decisamente desolante, e che fa rabbia se si pensa a come quegli sfortunati cavalli sono stati costretti a vivere per molto tempo. L’autorità giudiziaria ha risposto un sequestro preventivo, dalla disposizione originaria di probatorio. E questo allo scopo di impedire che ad un certo punto gli animali potessero tornare nelle mani dei loro padroni-mostri. Gli stessi anzi costituiscono essi stessi una prova decisiva che testimonia le evidenti responsabilità disattese degli imputati. Che però hanno inoltrato ricorso contro questa decisione. Ma il Tribunale del riesame non ha dato loro ascolto, respingendo la loro istanza.

Maltrattamento di animali, questa sentenza è una svolta

E quindi la buona notizia è che i cavalli non verranno restituiti. La Suprema corte stabilisce che per maltrattamento di animali non si intende soltanto il procurato danno fisico con ferite o lesioni tramite maltrattamenti, torture ed altri simili comportamenti riprovevoli. Anche le sofferenze indotte psicologicamente rientrano in questo ambito. E detenere un animale al chiuso senza accudirlo, nutrirlo, pulirlo, genera nell’animale stesso un forte stato depressivo.

E nonostante i veterinari chiamati in causa non abbiano riscontrato un cattivo stato di salute dei cavalli, restano comunque l’afflizione ed il dolore arrecato loro dal punto di vista mentale ed umorale. La scelta di far si che i cavalli non tornassero nelle mani dei loro vecchi, irresponsabili padroni, è stata presa inoltre perché si ritengono molto alte le possibilità che gli stessi reiterino il reato. Tra l’altro, a proposito di cavalli, qualche sera fa un branco si era dato alla fuga nel bel mezzo di Roma.

A.P.


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