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Animali domestici degli antichi Romani: la storia del “pet mood” in Italia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:14
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Ti sei mai chiesto quali siano stati i primi cuccioli da compagnia? Noi sì ed è per questo che oggi parleremo degli animali domestici degli antichi Romani.

Animali domestici degli antichi Romani
Animali domestici degli antichi Romani: innanzitutto, la lupa è il loro simbolo (Screenshot Instagram)

Vuoi bene al tuo animale domestico. Se ne hai uno, sicuramente la tua risposta sarà Sì, è ovvio. Beh, anche gli antichi Romani possedevano degli animali domestici, per loro era la normalità. Se però oggi leggiamo con attenzione il capitolo che parla degli usi e costumi della cultura Romana che avevano a che fare con i cuccioli, allora ti possiamo garantire che qualcosa dentro di te si contorcerà: se dalla tristezza, dall’amarezza, dalla rabbia o dalla pena, non lo sappiamo. Una cosa è sicura, viste dall’esterno certe azioni possono sembrare atroci e senza senso. Apparentemente gli antichi Romani, con i loro animali da compagni in particolare, erano malvagi. Eppure noi siamo qui a raccontarti per filo e per segno questa storia, chiarendo che, in fin dei conti, forse, non c’è molta differenza tra queste due cose: il comportamento degli umani nei confronti degli animali allora e il comportamento degli umani nei confronti degli animali adesso, al giorno d’oggi.

Mentre ti raccontiamo degli animali domestici degli antichi Romani, dunque, ti lanciamo una semplice sfida: trova le differenze. Speriamo che tu l’accolga. E che ci smentisca.

Animali domestici degli antichi Romani: ossia quando la nostra passione per i cuccioli ha avuto inizio

Animali domestici degli antichi Romani
Animali domestici degli antichi Romani: gli elefanti erano cuccioli esotici per ricchi (Foto Unsplash)

Chiedi a chiunque cosa sanno degli animali domestici degli antichi Romani e i loro pensieri tenderanno ad andare ai leoni, ai cristiani e all’antico Colosseo con le sue giostre e i gladiatori. Ma testimonianze provenienti da varie fonti suggeriscono che c’è di più da sapere riguardo ai Romani e ai loro animali.

L’antica architettura e l’arte romana, i mosaici, le pietre tombali, i poeti e gli autori dell’epoca ci mostrano tutti volti diversi (e alcuni interessanti doppi standard) di un antico impero e il trattamento che questo riservava ai suoi animali. Questo articolo vuole trattare appunto questo: riguarda l’importanza degli animali nell’impero Romano e come alcuni di questi usi e costumi si sono fatti strada, attraverso i secoli, per resistere nella cultura italiana di oggi.

Animali domestici degli antichi Romani: solo bestie o cuccioli?

Il trattamento degli animali nell’Impero era generalmente un riflesso diretto dell’antica cultura e delle tradizioni Romane. I Romani erano particolarmente affascinati dagli animali selvatici. A loro piaceva guardarli, meravigliarsi della loro estraneità, guardarli mentre eseguivano trucchi e guardarli mentre venivano cacciati e uccisi.

Lupi, orsi, cinghiali, cervi e capre erano originari di Roma; e altri animali furono introdotti in seguito alle conquiste dei territori barbari. Elefanti, leopardi, leoni, struzzi e pappagalli furono importati nel I secolo a.C. seguiti da ippopotami, rinoceronti, cammelli e giraffe. Non c’erano zoo nell’antica Roma, ma se ci pensi e scavi in profondità nei meandri della tua mente, dove attualmente giacciono tutte le tue conoscenze acquisite al tempo della scuola, ti ricorderai che, in effetti, il Colosseo stesso era usato come qualcosa del genere, a metà tra uno zoo e un circo in cui il divertimento principale era vedere gli animali feroci nutrirsi (di altri animali oppure di esseri umani). Tutte queste specie sono state utilizzate per spettacoli all’interno dell’arena. Alcuni erano anche tenuti dai ricchi per il loro divertimento. Sappiamo dagli scritti, ad esempio, che le scimmie sarebbero state vestite da soldati per cavalcare in piccoli carri trainati da capre.

Ma soprattutto, tra gli animali domestici degli antichi Romani, fu l’elefante che divenne un vero e proprio simbolo del potere prima repubblicano e poi imperiale, e del successo dei suoi governatori. Nel 46 a.C., dopo la sconfitta del rivale Pompeo in Grecia e le riuscite guerre in Asia Minore ed Egitto, Cesare tenne un’elaborata parata trionfante in cui quaranta elefanti addestrati marciarono accanto a lui sui gradini del Campidoglio, con torce accese nei loro bauli.  Di gran lunga il più popolare degli antichi animali romani usati per lo spettacolo, fuori dall’arena l’elefante era uno status symbol prezioso usato per trasportare uomini e donne ricchi da un capo all’altro del mondo, come da un capo all’altro della città, non faceva differenza. In pratica, l’elefante era la Ferrari rossa fiammeggiante di quell’epoca.  Naturalmente aveva anche i suoi usi più seri: nel settore dell’edilizia, ad esempio, dove era in grado di trasportare, sollevare e tirare pesi enormi; e come una specie di arma segreta dell’antico esercito Romano che serviva unicamente a generare terrore e a far fuggire via i nemici che non avevano mai visto una creatura mastodontica del genere in vita loro.

Gli animali domestici degli antichi romani avevano un ruolo nella vita familiare?

Animali domestici degli antichi Romani
Animali domestici degli antichi Romani: i cavalli erano importantissimi (Foto Unsplash)

Cavalli nell’antica Roma

Proprio come gli antichi animali romani più esotici erano una parte importante del divertimento nell’Impero, i cavalli erano una parte cruciale della vita quotidiana come lo sono oggi. I destrieri erano ampiamente utilizzati dagli antichi militari romani, facevano parte delle comunità agricole come bestie da soma e venivano usati come animali da intrattenimento nelle corse delle bighe. Rispettato in tutti questi ruoli, il cavallo non erano generalmente tenuto come semplice animale domestico o sfruttato per il tempo libero nell’antica Roma: la sola eccezione era rappresentata va Incitatus, il cavallo dell’imperatore Caligola. Lo storico Svetonio ci dice che Incitatus aveva la sua scuderia di marmo con una mangiatoia fatta di avorio ed era visitato da ben diciotto servitori, che gli davano da mangiare una dieta di avena mescolata a scaglie d’oro. Il più viziato degli antichi animali romani, questo cavallo si trovava spesso vestito con un copricapo di pietre preziose, indossava una coperta di porpora reale e teneva i suoi incontri sociali accompagnato anche lui da servi, come l’imperatore. Caligola promise persinodi nominare Incitatus come console (una promessa che avrebbe sicuramente mantenuto, se avesse vissuto più a lungo).

Alcuni storici ritengono che il trattamento spesso insensato di Caligola riservato a questo stallone bianco potesse essere preso già allora come un’indicazione evidente il progressivo deterioramento del suo stato mentale. Altri lo vedono come nient’altro che un segno di arroganza in un uomo che aveva troppo tempo e denaro nelle sue mani. Qualunque cosa fosse, era molto più estremo delle coccole che i padroni offrono ai loro cuccioli, in Italia come in altri paesi, oggi.

Il ruolo dei gatti, dei pesci e degli uccelli

Stranamente, anche se gli egiziani avevano venerato i gatti come creature simili a una divinità e i gatti in Italia oggi sono tra gli animali domestici preferiti in assoluto, non ci sono prove tra gli scritti sugli antichi animali romani che i gatti fossero un tipo di cucciolo da compagnia particolarmente apprezzato. Se mai i Romani li prendevano in casa con loro, è probabile che il loro valore fosse esclusivamente nell’aiutare a prevenire la diffusione dei roditori.

Pesci e uccelli, d’altra parte, erano tenuti per scopi ornamentali come lo sono oggi. Specie esotiche come pavoni, parrocchetti e pappagalli venivano importate da tutto l’Impero, spesso alloggiate in gabbie di metalli preziosi e adornavano regolarmente antichi gioielli romani.

Sfortunatamente, in una contraddizione spesso vista nel trattamento di antichi animali Romani, molti animali domestici erano anche considerati una prelibatezza e un pesce o un pappagallo potevano finire sulla tavola di qualche tronfio console. Le lingue dei pappagalli erano una prelibatezza particolare. C’è qualche riflesso di ciò nella cultura italiana di oggi, in particolare nelle regioni rurali in cui gli animali devono guadagnarsi da vivere. Se vivi nelle Marche, o farai presto un viaggio da quelle parti, saprai una cosa: spesso i conigli, i piccioni e persino i pavoni tenuti come una buona fonte di proteine sono molto comuni.

I cani: erano i migliori amici dell’uomo anche allora?

Il riflesso più chiaro delle tradizioni familiari italiane oggi, tuttavia, è il ruolo svolto dai cani nell’antico Impero Romano. Gli umani hanno avuto una relazione più lunga con i cani che con qualsiasi altro animale domestico, e tale relazione iniziò in larga misura in quell’epoca storica tanto importante per la formazione della nostra cultura, la culla della civiltà occidentale odierna.

Il primo libro registrato sui cani è stato scritto da Marco Terenzio Varro, un ufficiale nella sezione spagnola dell’antico esercito romano, e il poeta romano Grattius, con il suo libro sulla caccia con i cani, all’incirca nello stesso periodo, è stato il primo scrittore a notare somiglianze tra i cani e i loro proprietari. Ma Fido non è sempre stato considerato “il miglior amico dell’uomo”.

Mentre a volte i cani erano considerati degni di servire gli dei (Diana la cacciatrice, ad esempio, viene generalmente mostrata con almeno un cane al suo fianco) e sebbene la maggior parte delle persone sappia che altri antichi animali romani venivano regolarmente sacrificati per placare l’ira divina, ciò che non è noto è che a volte nell’antica Roma i cani venivano usati anche come sacrifici religiosi. Plinio, per esempio, parla nei suoi scritti di cuccioli che allattano facendo sacrifici eccellenti a causa della loro carne pura.

I cani presentavano, tra gli altri animali, il nome di famose costellazioni: Canis Major (il Grande Cane) che conteneva la “stella del cane” Sirius, per esempio. Nonostante tutto, non erano sempre trattati benissimo dai loro padroni.

Sirius potrebbe essere stato riconosciuto come la stella più luminosa nel cielo notturno ed è stato visto dai romani come un secondo sole, ma era anche associato al calore insopportabile dei giorni estivi ed erano gli antichi Romani che per primi hanno coniato la frase dies caniculares , più comunemente nota nella lingua attuale come “i giorni canini dell’estate”. Inoltre, associarono anche il calore di Sirius a malattie e pestilenze, inclusa la rabbia. Plinio aveva un profondo “interesse” per la rabbia: un cane rabbioso sarebbe dovuto essere nutrito con escrementi di pollo, secondo lui. Se un essere umano lo catturava, avrebbe dovuto immergerlo dentro l’acqua di un fiume ghiacciato. Semplice.

Ma oltre a queste associazioni negative ci sono prove schiaccianti che in generale i Romani tenessero in grande considerazione gli antichi cani e usassero razze diverse per una grande varietà di scopi, esattamente come facciamo noi oggi.

Animali domestici degli antichi Romani: come trattavano i cani?

Animali domestici degli antichi Romani
Animali domestici degli antichi Romani: le testimonianze dell’arte (Foto Adobe Stock)

Gli antichi animali Romani che compaiono nell’antico Colosseo Romano sono una parte ben nota della cultura del tempo. Leoni, leopardi, elefanti e persino struzzi sono comunemente noti per essere apparsi lì come parte dell’intrattenimento dell’arena.

Ciò che non è così comunemente noto è che pure alcune razze di cani antichi hanno combattuto lì. “Canes pugnaces” erano i cani da combattimento romani originali e forse erano qualcosa di simile all’attuale Rottweiler. Animali grandi, pesanti e muscolosi, i loro combattimenti nel Colosseo furono le origini dell’esca per tori, che divenne popolare nel Medioevo, e del combattimento tra cani che, per sfortuna, continua ancor oggi, anche se illegalmente, in molte parti del mondo.

I cani di tipo Mastino venivano usati anche nelle formazioni di attacco dell’esercito romano. Ci sono prove che ogni legione aveva una compagnia di cani da combattimento, ossia cani vestiti per la battaglia in cappotti a spillo, addestrati a correre sotto il ventre dei cavalli nemici per sventrarli.

L’invasione Romana della Gran Bretagna introdusse un altro cane da combattimento, una razza ormai estinta chiamata “Pugnaces Britanniae”, riportata dallo storico Strabone come introdotta nell’Impero nel 38 d.C. circa. Un cane grande, basso e pesante con una corporatura potente, testa fortemente sviluppata e gigante bocca, questa razza è riconosciuta come il predecessore del mastino inglese. A causa della combinazione di dignità e coraggio, calma e gentilezza nei confronti del suo padrone e una passione vigorosa nel difendere le cose che ama, questo era il cane da combattimento e da guardia ideale. Un’antica razza riscoperta in Italia negli anni ’40 e ora molto popolare in Italia, il Mastino Napoletano è un cane dalle ossa pesanti, massiccio, che ispira timore reverenziale per l’uso come guardia e difensore del proprietario e della proprietà.

Il predecessore di questa razza è uno dei più pregiati degli antichi animali Romani: il gigante Molosso. Se non sei piegato su sguardi e grazie ingannevoli, scrive il poeta Grattius, e quando è necessario fare un lavoro serio, quando il coraggio deve essere mostrato e l’impetuoso dio della guerra impone i maggiori pericoli, allora non puoi fare a meno di ammirare il rinomato Molosso. Sebbene utilizzato anche nell’antico Colosseo Romano, il Molosso era più comunemente un cane da guardia nell’antico Impero. Vi sono ampie prove, dai resti di Pompei, che i cani venivano usati per proteggere le case: i resti di un cane incatenato a una porta, oltre a un mosaico del pavimento di un’antica villa con le parole “Cave Canem” (“attenti al cane”) incise sopra di esso .

Ma questi fedeli segugi non si occupavano soltanto delle case. Dato che gran parte dell’economia dell’Impero Romano si fondava sull’agricoltura, il ruolo dei cani nella custodia e nell’allevamento di altri antichi animali era fondamentale. Il Molosso, infatti, era anche usato come cane da pastore; la differenza con il Molosso combattente era che i cani da pastore venivano nutriti con una dieta vegetariana per impedire loro di sviluppare un gusto per gli animali che avrebbero dovuto proteggere. La versione odierna del “Molosso”, il Mastino Napoletano, è un guardiano casalingo per la tenuta, la casa e la famiglia. Dall’antico cane originale gli italiani hanno conservato il medesimo amore per le cose grandi e protettive e hanno allevato un animale per stupire e fare anche tanto spavento a chi ha brutte intenzioni. Molti sostengono che le fantastiche rughe e la testa enorme del Mastino, le ossa massicce e il movimento pesante facciano di questo cane, i cui sguardi da soli sono sufficienti a scoraggiare un intruso, un vero pericolo per i criminali. Meglio di un allarme antifurto. Come dice Virgilio: Mai, con questi cani da guardia, hai bisogno di temere un ladro di mezzanotte sulle tue bancarelle o l’assalto dei lupi.

E ci sono consigli di poeti e filosofi dell’epoca su quale tipo di cane antico si rivelasse essere il miglior animale da guardia. Dovrebbe essere grande, con una corteccia profonda, e di colore bianco in modo da essere più facilmente riconosciuto al buio. Per proteggere il collo del cane dal morso fatale dei lupi, esso dovrebbe indossare un collare di pelle con chiodi sporgenti: il precursore dei collari dei bulldog cattivi nei cartoni animati dei “Looney Tunes”.

E questo genere di cane c’è ancora oggi, nei tempi moderni: l’incredibile (lo sappiamo, perché ne abbiamo sicuramente già visto uno) Pastore Maremmano Abruzzese, più comunemente noto come “Maremma”.

Scopriamo qualcosa di più sugli antichi cani

Animali domestici degli antichi Romani
Animali domestici degli antichi Romani: il levriero uno dei più apprezzati (Foto Unsplash)

Gli antichi animali Romani non erano usati per l’intrattenimento soltanto nel Colosseo. La caccia con i segugi era uno dei passatempi più popolari per le classi più privilegiate e, dopo la conquista della Gran Bretagna, i cani da lupo furono importati in tutto l’Impero e utilizzati per la caccia ai lupi, appunti, e ai cervi.

Lo scrittore Arrian descrive una razza conosciuta come “il Vertragus”, chiamato così per la sua rapidità: era sicuramente l’antenato del moderno Levriero italiano. Anche Grattius parla del Vertragus: Più veloce del pensiero o di un uccello alato che corre, premendo con forza sulle bestie che ha trovato. E Plinio raccomanda il miglior colore per un cane da caccia: Tra tutti i cani quelli sono i migliori, il cui colore è come quello delle fameliche bestie selvatiche … o quelle che hanno il colore del mais giallo di Demetra, perché sono molto veloci e forti. Il Vertragus ha rivoluzionato la caccia, inseguendo alla vista e consentendo al cacciatore di seguire a cavallo, piuttosto che correre a piedi come era stato precedentemente necessario con i più grandi cani della Laconia, che cacciavano con l’olfatto. Utilizzato sia per la caccia che per la gurdia, le prove arrivateci dalle testimonianze artistiche suggeriscono che il Vertragus era praticamente identico al moderno levriero. In apparenza, dice Arrian, sono splendidi animali con begli occhi, corpi fini, cappotti fini e aspetto raffinato. Dovrebbero essere lunghi dalla testa alla coda e gli occhi prominenti, grandi e luminosi, dovrebbero stupire l’uomo che li vede.

Confrontalo con lo standard delle più aggiornate schede sulle caratteristiche fisiche delle varie razze e guarda quella che parla del moderno levriero: Costituito da un fisico forte, con testa e collo lunghi … luminosi e intelligenti occhi, ovali e obliquamente incastonati … petto profondo e capiente … cappotto fine e corto. Quindi il nostro levriero ha origine addirittura all’epoca degli antichi Romani e, per questo motivo, potremmo ritenerli membri di una delle razze più antiche in assoluto: erano usati per la caccia, e le moderne corse di levrieri potrebbero assomigliare moltissimo a quelle organizzate all’epoca. Perché secondo Arrian non si prendono i cani per catturare una bestia, ma per una gara e una competizione, almeno se si è veri sportivi.

Plinio ha una visione diversa: egli pensa che ogni forma di caccia o di guardia non soltanto non aiuta l’agricoltore, ma lo attira in realtà lontano dal suo lavoro e lo rende pigro. Un commento che alcuni potrebbero pensare che valga ancora oggi per le corse dei levrieri.

Animali domestici degli antichi Romani: nasi freddi in letti caldi

Ma i cani avevano anche un altro scopo: mantenere caldo il loro padrone. Quando non c’era calore domestico, la temperatura corporea del cane di oltre trentotto gradi era utile per il calore che forniva agli umani, mentre questi dormivano. Gli inverni italiani possono essere davvero freddi, soprattutto al Nord. E non erano gli unici antichi animali Romani a svolgere un ruolo così importante e che avesse a che fare con il dare comfort al loro proprietario. L’analisi genetica ha rivelato che i cani da compagnia erano tra i primi tipi di cani a vivere con persone e i cani di piccola taglia, come i Canis Melitae (ora allevati come i Maltesi) erano una parte importante dell’Impero Romano, come lo sono oggi nelle vite dei cittadini italiani.

Mantenute in gran parte dalle classi più privilegiate, il ruolo di questi cani nella società Romana era esattamente come lo è oggi. Non avevano alcuna funzione lavorativa, ma dovevano essere dei compagni docili e amichevoli con coloro che avevano tempo a disposizione per giocare e svagarsi, abbastanza piccoli da poter essere comodamente tenuti tra le braccia del loro proprietario. Utilizzati nell’antica vita Romana come animali domestici, accessori di moda e status symbol per i ricchi (prodotti del mondo “fashionista”, in pratica), ci sono anche prove che i cani da pastore siano stati usati anche per attirare le pulci lontano dai loro proprietari.

L’architettura e l’arte Romana, nelle cui opere i cani appaiono spesso, ci dicono che questi cani più piccoli erano anche popolari come animali domestici per bambini. A Pompei, il corpo di un ragazzo fu scoperto con il suo cane disteso su di lui: forse ha perso la vita cercando di proteggerlo. I mosaici mostrano i bambini che giocano con i cuccioli e le lapidi, sia per bambini che per adulti, mostrano regolarmente cani da compagnia seduti o sdraiati al fianco del loro proprietario ormai morto.

È interessante notare che, anche ai tempi dell’antica Roma, le persone erano presissime nel cercare nomi adatti ai loro cani e accessori che gli animali potessero utilizzare per il loro benessere e l’intrattenimento. Plinio raccomanda nomi di cani corti; il poeta Ovidio raccomanda alcuni nomi adatti, tra cui “Asbolos” (“Sooty”) per un cane nero, “Dorceus” (gazzella) per un cane piccolo e veloce, “Tigris” (tigre) per un cane con le strisce e “Ferox” (feroce) per un cane da guardia o da combattimento.

Oltre ad avere delle visioni piuttosto strane sul trattamento della rabbia, Plinio aveva un gusto stravagante riguardo all’abbigliamento per i cani. Consigliava di usare un collare contenente oro, che credeva fermamente avrebbe potuto impedire a un cane rumoroso di abbaiare. Il precursore del colletto di diamanti di oggi, forse?

Animali domestici degli antichi Romani: i padroni erano totalmente affascinati dai loro cuccioli

Agli angoli delle strade sotto il tavolo da pranzo di un ricco facoltoso, sui mosaici, nei dipinti sui muri, nelle case private e sui palcoscenici, gli animali erano ovunque nell’antica vita quotidiana Romana. Non esiste un’immagine migliore della loro importanza per l’antica Roma che nella storia della nascita della città. Romolo e Remo furono allattati da una lupa, ottenendo sostentamento dall’animale per crescere e costruire le basi di un impero che sarebbe diventato il centro del mondo, la culla della cultura occidentale, anche quella odierna.

L’enorme varietà di antichi animali Romani come intrattenimento, bestie da lavoro e animali domestici rappresentava la ricchezza e il potere della città, man mano che i suoi confini crescevano.

Quindi la storia degli antichi animali Romani è un indicatore importante degli usi di questo Impero e di quanto sia lontana l’Italia da quei tempi. Potremmo addirittura considerare il trattamento di alcuni animali Romani come barbaro: mettere il toro contro l’orso, l’elefante contro il rinoceronte, il leopardo contro un criminale oppure uno schiavo (i giochi ideati dai romani variavano da incredibilmente fantasiosi a brutalmente crudeli e potrebbe essere difficile dal nostro punto nel tempo capire il piacere che grandi folle traevano dalla morte o dalla lotta contro le bestie feroci).

… e lo sono ancora oggi, ovviamente

Le lotte nell’arena erano organizzate tra diversi antichi animali Romani erano poi così diversi rispetto ai combattimenti contro i tori che si svolgono ancora in alcuni paesi europei e in Sud America, o dai combattimenti tra cani o tra galli, o da molte altri passatempi brutali che, sebbene illegali, avvengano ancora tutt’oggi in parecchie zone del mondo?

Sfilare un gran numero di animali esotici antichi nel Colosseo Romano non era molto diverso dagli spettacoli circensi con creature rare che si svolgono ancora oggi in tutta Europa. La legislazione che regola l’uso degli animali nei circhi varia ampiamente in tutto il mondo: alcuni paesi e stati vietano del tutto le loro prestazioni, mentre altri vietano solo l’uso di animali esotici. All’interno dell’Unione Europea, l’Austria è l’unico membro ad aver bandito del tutto gli animali dagli atti circensi. L’Italia consente ancora e gode degli spettacoli in cui si sfruttano ampiamente e indiscriminatamente gli animali. Il Moira Orfei, ad esempio, un circo italiano di fama mondiale, pubblicizza esibizioni con elefanti, tigri e cammelli, nonché cavalli e pappagalli.

Per quanto riguarda le persone benestanti che mantengono animali esotici vestiti con abiti umani, considera la serie di pubblicità gestite per quasi cinquant’anni, dal 1956, nel Regno Unito da PG Tips, un famoso marchio inglese di tè, che utilizzava gli scimpanzé in una serie di scenari diversi. È molto diverso da quello che facevano gli antichi Romani?

Animali domestici degli Antichi Romani: amici o nemici?

Animali domestici degli antichi Romani
Animali domestici degli antichi Romani: i mosaici mostrano creature straordinarie (Foto Adobe Stock)

L’antica cultura Romana era teatrale ed eccitante (una società davvero senza confini). Gran parte del trattamento degli animali ha rispecchiato quella cultura, quindi la storia degli animali in Italia è più o meno varie e mista. Gli animali hanno avuto ruoli molto diversi, durante il periodo dell’Impero Romano, ma oggi gli viene davvero riservato un trattamento migliore? Gli animali nell’Impero Romano venivano usati per l’intrattenimento, come animali da lavoro e come animali domestici. In un mondo senza televisione, computer o giornali, i Romani erano affascinati dalla bellezza e dalla stranezza di animali esotici portati da lontano.

Trascorsero centinaia di anni catturando, trasportando, prendendosi cura, ospitando e addestrando animali da tutto l’Impero. Fecero la fila per ore fuori dagli anfiteatri della loro città per osservare lo spettacolo e meravigliarsi di cammelli, giraffe e struzzi dalla forma strana. Hanno riconosciuto la forza e l’importanza degli animali in guerra, quelli adatti ai trasporti e quelli utili per l’agricoltura. Conservavano gli animali come ornamenti, li chiamavano per nome e li viziavano come animali domestici, davano loro una completa sepoltura, credevano nell’aldilà degli animali.

Eppure allo stesso tempo organizzavano il massacro rituale degli stessi animali per i quali avevano speso così tanto tempo, denaro e abilità nell’importazione e nella formazione. Godevano dei combattimenti tra animali e osservavano la sofferenza e la morte angosciosa delle stesse bestie che tanto ammiravano.

A volte mangiavano gli animali domestici che adoravano. Usavano gli animali per fare il cibo e li mangiavano come una qualsiasi bestia cacciata nei boschi o allevata per il latte. Li usavano come padelle viventi per riscaldare i loro letti e li indossavano, quando erano morti, come vestiti per tenerli caldi.

E il vero paradosso è proprio questo: come fai a dare il nome a un essere vivente, adottarlo, vestirlo, prenderlo in casa tua e nutrirlo, pensare alla sua educazione, fare in modo di renderlo felice quanto lui rende felice te … per poi lasciarlo morire in un conflitto, durante una battuta o per semplice e crudele divertimento, sull’arena di un anfiteatro pieno di spettatori ululanti? Da questo noi discendiamo.

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Simona Strani