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Lupo impalato: l’allevatore di Rocca Priora chiede scusa

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Rocca Priora
Il cane lupo impalato

Ancora atroci violenze nei confronti degli animali: nei giorni scorsi,  teatro dell’ennesimo macabro ritrovamento sono stati i Castelli Romani, nella zona di Rocca Priora. Qui, infatti, è stato rinvenuto un cane lupo – forse scambiato per un vero lupo. L’animale era impalato sotto l’arco di ingresso della città. L’autore del gesto è stato poi individuato in un allevatore di 67 anni della zona. L’uomo, convocato dai militari diretti dal maresciallo Domenico Bertozzi, ha giustificato il suo gesto: “L’ho fatto per attirare l’attenzione sulla problematica che da moltissimi anni ci esaspera”.

Quindi ha aggiunto: “Ogni settimana contiamo decine di pecore e montoni sbranati dai lupi, che ormai vivono in branchi in tutta la zona”. L’allevatore accusato di aver compiuto l’uccisione dell’animale ha però dato questa versione dei fatti: “Non ho ucciso io l’animale, l’ho trovato morto su strada, in via Tuscolana, investito da una macchina. Così ho pensato di portarlo al centro del paese e appenderlo all’arco di ingresso, e lasciare un volantino contro chi dovrebbe aiutarci e sostenerci, invece si disinteressa del tutto dei nostri greggi che vengono sbranati ogni giorno, nei nostri pascoli”.

Ma cosa rischia ora l’allevatore?

Poi ha concluso: “Sono comunque molto dispiaciuto, ma ho agito spinto dall’esasperazione e in un momento di grande scoraggiamento”. L’allevatore chiede scusa “a tutti coloro che ho offeso con questo mio gesto, che non si ripeterà più”. Ma cosa rischia l’allevatore? Per lui è già scattata una pesante denuncia penale per uccisione e maltrattamento di animale, come prevede la legge 544 bis. Sarà il giudice a valutare ora se la sua versione dei fatti è credibile.

Subito dopo l’identificazione dell’uomo era intervenuta l’Enpa, con una nota: “Ringraziamo i carabinieri che con una vera e propria indagine lampo hanno identificato il presunto uccisore del cane lupo, impiccato sotto l’arco di ingresso di Rocca Priora. Se l’uomo sarà rinviato a giudizio, ci costituiremo parte civile nel procedimento che ne seguirà. In un contesto nel quale le uccisioni di randagi e lupi non si contano più, riusciamo finalmente a individuare uno degli autori degli animalicidi”. Quindi sulle parole del pastore, che ha spiegato di aver voluto reagire alle uccisioni nel suo gregge: “È da irresponsabili pretendere di abbandonare gli animali cosiddetti da reddito a loro stessi senza che nulla accada. I veri colpevoli di queste predazioni non sono né i lupi, né i randagi e neanche gli ibridi, ma gli allevatori stessi”.

 

GM