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Ancora collari elettrici, denunciati due cacciatori: “Nessuno ci aveva informati sul divieto di utilizzo”

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Nonostante sia un reato, così come confermato lo scorso 6 dicembre da una sentenza della Cassazione, il collare elettrico viene ancora utilizzato da molti proprietari di cani, incuranti del dolore provocato all’animale.

C’è chi impiega il collare elettrico per educare il cane, inviando scosse quando il povero animale commette un errore. Altri individui si sono spinti oltre, mettendo il collare elettrico per non far abbaiare il cane. Nel mese di marzo scorso, l’Oipa intervenne per un caso piuttosto terrificante di un cane tenuto in una gabbia con il collare elettrico in condizioni di maltrattamento evidente. Un fenomeno illegale ma quello che interessa non è di certo il tema dell’illegalità quanto il buon senso e la sensibilità delle persone al riguardo. Ecco perché grazie ad un giovane, a novembre, un uomo è stato denunciato per aver messo un collare elettrico al proprio cane in modo da impedirgli di abbaiare in giardino. Quello che spesso viene dimenticato è che in base a tutte le sentenze emerse, abbaiare è un diritto del cane e se il cane abbaia non solo perché si tratta di un modo con il quale si esprime ma lo fa anche in determinate situazioni per cui è necessario risalire alle cause e non reprimendo l’animale.

Purtroppo, uno dei problemi principali nei maltrattamenti è l’assenza di educazione e di sensibilità rispetto al cane e ancora oggi, c’è chi continua, indisturbato ad utilizzare strumenti coercitivi. E’ quanto è stato registrato in provincia di Vicenza dove l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) nè intervenuto con le guardie zoofile denunciando due cacciatori che tenevano i loro cani con il collare elettrico.

Gli esemplari vittime dei cacciatori sono stati sequestrati e affidati a strutture competenti. L’Enpa, in un comunicato, riferisce che le guardie zoofile “hanno verificato le schede tecniche degli apparecchi, notando che con il telecomando si poteva dare l’impulso che scatenava la scarica elettrica sul collo del cane fino alla distanza di un chilometro e mezzo; nelle modalità d’uso del telecomando stesso viene poi descritta la scala delle scariche, da 4 a 12, alla modalità 12 viene segnalato di usarla solamente per cani difficili o grossi e resistenti e per brevi periodi”.

In base alla descrizione fornita dall’organizzazione animalista, il collare in questione “era dotato di due elettrodi a punta che si trovano nella parte interna a contatto con la pelle del cane, il cacciatore quando vuole richiamarlo, oppure gli vuole fare cambiare direzione gli somministra una scarica che tramite i due elettrodi gli arriva alla pelle; la potenza e la durata della scarica vengono decise dal cacciatore nel momento in cui le invia, nei due casi denunciati, le guardie zoofile hanno notato che entrambi i cani non stavano bene, stressati e occhio allucinato”.

I due cacciatori per difendersi hanno sostenuto che si tratta di collari venduti nei negozi specializzati e che “nessuno dei responsabili delle associazioni li aveva informati che non si possono usare”.

Un modo semplice per scaricare le proprie responsabilità senza tenere conto del benessere dell’animale. Infatti la stessa Enpa ha tenuto a ricordare che la scossa elettrica nell’area del collo del cane interferisce con l’attività nervosa del nervo vago e può causare alterazioni alla contrattilità miocardica. Non a caso, sottolinea Enpa, nella legge 157/92 anche se “il cane viene considerato un ausiliario” ciò non significa che perde il suo statuto di animale di afffezione, tutelato dalle leggi, per cui lo stesso collare elettrico è considerato come reato di maltrattamento.