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Angelo: cittadini e Sindaco di Sangineto non ci stanno ad essere tacciati di “omertosi”

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Dopo la polemica sorta all’indomani del programma delle Iene, andato in onda domenica 23 ottobre su Italia Uno, per il servizio di Nina Palmieri sul caso del cane Angelo, violentemente ucciso da quattro ragazzi a Sangineto, che hanno poi pubblicato il video sui social, il Sindaco e una folta rappresentanza cittadini hanno voluto rispondere a chi ha condannato l’intera comunità tacciandola di “omertosa” nei riguardi di maltrattamenti animali.
Infatti, dal servizio delle Iene era emerso che alcuni cittadini, intervistati nella piazza principale del piccolo paese calabrese, si sono in parte schierati in difesa dei giovani, tra chi ha sostenuto che i media stanno esagerando sul caso e chi ha minimizzato affermando “è solo un cane”.

Ovviamente, il servizio ha scatenato di nuovo l’indignazione degli animalisti che per il prossimo 26 novembre hanno promosso una manifestazione intitolata “Assediamo Sangineto”.

Tuttavia, il sindaco e i cittadini di Sangineto hanno chiesto di testimoniare dissentendo dall’immagine mediatica, quella “omertosa”, alla quale è stata associata la località. Sul posto si è recata il 27 ottobre una troupe del Tg3 per intervistare e far parlare la comunità.

Il Sindaco ha ribadito di aver condannato fin dall’inizio l’episodio definendolo “gravissimo”, spiegando di non poter subire però ogni giorno minacce, anche dirette alla sua famiglia. Ricordando che il Comune parteciperà al processo mediante parte civile, il Sindaco ha concluso che “Sangineto è una comunità sensibile al sociale”.

Una rappresentante della sezione locale del Pd, parente di uno dei ragazzi, è intervenuta ai microfoni del Tg3 spiegando non solo di aver preso le distanza dal famigliare ma anche di aver condannato quel gesto brutale, così come tutti i cittadini che non meritano di essere  associati a quei ragazzi: “Il gesto di quattro ragazzi non può rappresentare una comunità e nessuna comunità che sia social o altro si può sostituire alla legge: ci sarà un processo e dei giudici che stabiliranno la giusta pena che questi ragazzi dovranno scontare”, ha concluso la donna.

Nel servizio  è stato anche evidenziato il grave danno d’immagine alla località prevalentemente a vocazione turistica, presa di mira con commenti negativi anche su Trip Advisor, disdette nei ristoranti e negli alberghi. Per i rappresentanti del settore si rivela un grosso danno: “E’ già difficile vivere al Sud perché complicarlo”, ha sostenuto la responsabile della Proloco di Sangineto.

Tra le testimonianze, anche quella del Parroco che venne contestato alla manifestazione animalista del 21 luglio e che le Iene hanno cercato di fermare quando era in automobile. Don Pantaleo si è difeso, spiegando di non essere fuggito: “Sono stato in Chiesa un’ora per la messa, mentre le Iene erano all’esterno a fare interviste. Nessuno è venuto a chiedermi qualcosa. Non mi pareva giusto liquidare il caso, per strada con tre parole quando mi hanno fermato in auto. Per quanto riguarda la contestazione alla manifestazione, gli animalisti non mi perdonano il perdono, anche se mi sono dissociato dall’atto, mi condannano per aver dato la possibilità ai ragazzi di essere riabilitati e rieducati. Ma questo è il mio ruolo”.

Un caso emblematico e rappresentativo dell’Italia non solo di Sangineto. Tuttavia, Angelo non deve essere dimenticato e potrebbe diventare il simbolo di una lotta con la quale punire giustamente chi commette un reato e non come nel caso di Irgoli, condannare inutilmente ai servizi sociali chi ha ucciso un animale. Violenze e crudeltà che dovrebbero essere fermamente punite per educare e dare un messaggio esplicito a chi maltratta un animale.

Forse, gli animalisti come anche le persone di buon senso sono semplicemente stanche di sentire espressioni ripetute quali “un atto da condannare” o un “episodio gravissimo” che di certo non bastono e non si avvicineranno mai alla sofferenza inflitta ad un povero animale indifeso.