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Caccia: cane muore di senti intrappolato in una gabbia trappola

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crudeltà caccia
Simba

Cane morto in gabbia trappola per volpi

Che sia considerata una tradizione, uno sport o una pratica utile per contenere specie infestanti, la caccia nel XXI secolo appare sempre più una realtà anacronistica. Tanto più se si considera come alcune specie selvatiche siano totalmente scomparse e vengono reinserite a ridosso della stagione venatoria dagli stessi cacciatori che liberano in natura esemplari allevati come fagiani, lepri o altre specie cacciabili come le tortorella. Esemplari prede naturali di altre specie come volpi, lupi o faine.

Caccia una tradizione anacronistica

Un sistema che ha creato un paradosso. Tanto che molte specie predatorie si spingono sempre più a valle, vicino ai centri urbanizzati per trovare cibo. I lupi ad esempio non riescono a cacciare i cinghiali che appartengono ad una specie proveniente dall’est, più grande rispetto ai cinghiali italiani, ormai scomparsi. Questo comporta un naturale disequilibrio. Al quale si aggiungono i cambiamenti climatici, con siccità e ondate di maltempo, che spingono gli animali ad esporsi a rischi elevati, per trovare acqua o da mangiare, avvicinandosi a territori urbani che si estendono sempre di più, invadono e riducono l’habitat di queste specie.

La loro presenza che siano cinghiali infestanti come cinghiali, lupi o volpi viene percepita come un rischio per l’incolumità delle persone e in tal modo i cacciatori riescono sempre a trattare per prolungare magari la caccia al cinghiale o per perpetrare la caccia alla volpe, ormai senza senso nel terzo millennio.

A questo scenario, come in una ricetta, si può anche aggiungere la ciliegina sulla torta: le lobby che hanno degli interessi a portare avanti questa pratica. Che siano i produttori di armi, le attività commerciali di vario tipo che lucrano sulla caccia, gli indumenti sportivi per la caccia, gli allevamenti di cani da caccia, addestratori, concorsi, le associazioni di settore e le stesse istituzioni che guadagnano con patentini, aggiornamenti e corsi di formazione.

Un cane che si morde la coda. Spesso, gli stessi controllati sono i controllori. Nelle campagne e nei piccoli centri è piuttosto frequente che un carabiniere o un vigile della municipale sia anche cacciatore.

Una situazione nella quale sguazzano i bracconieri e molti cacciatori che ancora oggi si dilettano in una pratica crudele.

Non solo la caccia si ripercuote pesantemente sulla fauna selvatica, ma anche su altre specie domestiche. Cani da caccia abbandonati perché inutili, animali maltrattati, addestrati con metodi coercitivi come ad esempio il collare elettrico. E infine, cani smarriti, feriti, trovati morti nei boschi.

Cani vittime della caccia

Molte pratiche illegali ricadono sugli animali da compagnia. Come la triste storia di Simba, un cane morto, dopo tre giorni, perché è rimasto intrappolato in una gabbia anti-volpi.

“Caro amico Simba, ho aspettato e speravo ancora nel tuo ritorno a casa, la tua, la nostra. Invece ti ho trovato senza vita, morto a causa di inutili sofferenze per freddo, sete e fame per una persona incivile che lascia nel proprio terreno trappole per animali incustodite”.

E’ il triste messaggio della proprietaria di Simba, Moira Penzo, residente nella provincia di Vicenza.

Il cane era scomparso durante una delle solite passeggiate pomeridiane fra Isola e Castelnovo con la padrona. La donna lo ha chiamato per ore, cercato ovunque, lanciando anche un appello sui social.  Poi il drammatico ritrovamento. Il cane era finito in una gabbia trappola, posizionata nel terreno di una proprietà privata ed era morto di stenti. Sul caso è stata avviata un’indagine dalla forestale in quanto vi è una legge severe riguardo all’utilizzo di questo tipo di trappole per le quali serve un’autorizzazione e vi è l’obbligo di verificare eventuali catture almeno una volta al giorno.

Ancora una volta un dramma, una piccola vita spezzata dall’indifferenza di chi non si fa scrupoli ad uccidere animali indifesi con metodi eticamente scorretti.

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C.D.

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