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Cane orecchie tagliate, succede in un allevamento umbro: anche le code venivano amputate

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Cane orecchie tagliate
Cane orecchie tagliate, ed anche le code venivano mozzate: è accaduto in un allevamento umbro

Cane orecchie tagliate: la cosa scoperta in un allevamento perugino.

Nel comune di Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia, è stato scoperto un episodio relativo ad animali maltrattati. Le vittime sono tutte cani, ed i rispettivi proprietari avevano fatto amputare loro le code e le orecchie. Come se non bastasse, le forze dell’ordine sono giunte a conoscenza di diverse altre situazioni di irregolarità diffuse. Tra queste spiccano l’assenza del microchip che andrebbe invece impiantato agli animali per legge; la mancanza totale di certificati che attestino le buone condizioni di salute dei quattrozampe; comportamenti violenti e di maltrattamento diffusi.

Ad accorgersi di tutto ciò sono stati i Carabinieri Forestali i stanza nella locale caserma di Campello sul Clitunno. La pratica relativa ad orecche e le code mozzate ai poveri cani era svolta dai titolari di un allevamento di Pastori dell’Asia Centrale. In seguito a questa scoperta, tutti gli animali sono stati sottoposti a sequestro. Si tratta di 24 esemplari. E come ulteriore provvedimento, il proprietario ed un veterinario sono stati raggiunti da un provvedimento di denuncia.

Cane orecchie tagliate, due persone nei guai

Anche negli scorsi mesi c’erano stati dei controlli a tappeto da parte dei Carabinieri Forestali. Ed allo stesso modo erano emersi episodi di maltrattamenti e di code ed orecchie mozzate. Il tutto nonostante tale pratica sia espressamente vietata dalla legge italiana, se non per scopi curativi o sanitari. Una cosa nelle cui dinamiche il taglio di code ed orecchie non rientra. nell’allevamento del Perugino sono stati rinvenuti anche due esemplari indigeni, nati in Asia e portati in Italia in maniera del tutto clandestina, senza le certificazioni necessarie.

Pare poi che venisse attuata anche la pratica della riproduzione intensiva, allo scopo di vendere quanti più cuccioli possibile. Nelle indagini messe in atto dai carabinieri, c’è stato anche il sostegno dell’Usl Umbria 2 di Foligno. Per gli imputati c’è da rispondere di vari reati, tra i quali maltrattamento di animali, traffico illegale ed emissione di false certificazioni veterinarie. In alcuni documenti veniva confermata l’installazione del microchip agli animali in questione. Cosa però mai avvenuta. A tutto ciò poi si accompagna una serie di multe di importo elevato. Ma è solo l’ultimo di una serie di orribili episodi a danno di poveri cani.

A.P.