Home Cronaca Cane piange la padrona nel manifesto funebre. L’affetto di una famiglia

Cane piange la padrona nel manifesto funebre. L’affetto di una famiglia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:24
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Yorkshire

La vita può essere impietosa quando dobbiamo dire addio alle persone care e a tutti gli affetti che ci circondano. Anche i nostri 4zampe, considerati ormai a pieno titolo esseri senzienti, sono parte del tutto e della nostra famiglia, regalando amore e relazioni uniche.Esseri che soffrono al fianco del padrone, con il quale condividono ogni istante. Emozioni e sentimenti che ci fanno al contempo amare l’esistenza.

Ecco perché, alcuni fatti colpiscono per la loro umanità, come la scomparsa di Katia, una donna di 45 anni, venuta a mancare lo scorso anno. Il marito, Marcello Cariti, a distanza di un anno, ha ricordato la perdita della compagna con un manifesto funebre, nel quale ha voluto inserire che “il suo cane di nome Hachiko la piange ancora”.
L’attenzione rivolta ai sentimenti del cane era anche presente nel manifesto funebre e lo stesso Cariti ricorda che “per noi era, ed è, uno di famiglia. Anzi, ora vi faccio sorridere. Nel primo manifesto mancava il nome dei miei genitori: ricordo che mia madre mi chiamò e mi disse hai messo il cane e ti sei dimenticato di noi!. Così li feci rifare, pagandoli due volte. Ma di Hachicko non mi sarei mai dimenticato.”

Un piccolo yorkshire che aveva creato un legame unico con la padrona che inizialmente era contraria ad accoglierlo in casa: “Lo aveva regalato a mio figlio la fidanzata. Mia moglie, che non era d’accordo commentò che se in casa entra il cane, esce tuo padre. Poi invece sono diventati inseparabili. Lui era gelosissimo di Katia, poteva anche mordere se qualcuno si azzardava a toccarla, anche per scherzo”, racconta Cariti.

In un’intervista al Resto del Carlino, l’uomo racconta come Hachiko, il cui nome rievoca l’Akita inu, che ha aspettato il padrone per dieci anni, fosse così in sintonia con Katia: “Mia moglie lavorava in ospedale e noi sapevamo quando tornava perché Hachiko, dieci minuti prima che lei aprisse la porta di casa, era già in posizione ad aspettarla. Dormiva con noi, stava in fondo ai piedi del letto e ancora adesso dorme con me, mi fa una grandissima compagnia. Quando torno a casa si butta a terra, pancia all’aria, per prendere le carezze che gli faccio volentieri. Oppure, se è in giardino, basta un fischio e mi corre incontro. Magari qualcuno potrà sorridere di queste cose che dico, ma chi non ha mai avuto un animale domestico non sa cosa si perde. E’ una forma d’amore molto particolare”.

L’amore e la fedeltà di questi esseri non può che essere un esempio. E così, Cariti ha deciso di adottare anche un altro cane, con una storia simile a quella di Hachiko, un cane rimasto solo dopo la scomparsa del padrone: “Avevo letto proprio sul giornale la storia di Dana, il cane che apparteneva a Rocco, il clochard del Porto che girava col suo carretto, e che in tanti conoscevano. Così ho chiamato il canile e ho detto: Dana la prendo io. Mia moglie, fra l’altro, era di Soria, quindi legata anche alla zona del porto e mi è venuto dal cuore fare così”.

Adesso Hachiko non è più solo e dopo un po’ di tempo ha accettato la presenza di Dana, un pitbull incrociato con un cane corso: “Vi garantisco che è buonissima, anzi Hachicko, così piccoletto, è molto più tignoso di lei, vuole sempre aver ragione. All’inizio ha fatto fatica ad accettarla ma adesso vanno d’accordo”.

Un gesto straordinario che certo farà commuovere molte persone che credono in un’amicizia e un affetto degli animali che va ben oltre la triste realtà materiale. Alcuni hanno voluto spingersi oltre e all’inizio dell’anno, è esplosa la polemica a Rimini riguardo ad un manifesto funebre dedicato al cane Dante.
Cosa dire? Per noi sono semplicemente molto di più di un animale da compagnia.