Home Cronaca Cucciolo impiccato ad una recinzione a Canicattì: emergenza randagismo in Sicilia

Cucciolo impiccato ad una recinzione a Canicattì: emergenza randagismo in Sicilia

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Non c’è tregua per i randagi in Sicilia dove l’emergenza è all’ordine del giorno per i volontari che si prodigano alla loro tutela. Anche nel periodo natalizio in cui l’animo delle persone dovrebbe essere più caritatevole e compassionevole, i cani sono ancora vittime di crudeltà e non c’è differenza tra esemplari adulti e cuccioli.

Dall’inizio del mese di dicembre si sono moltiplicati gli appelli in provincia di Caltanissetta e di Catania dove tra San Filippo del Mela e Canicattì sono stati registrati diversi episodi di vere e proprie strage di cani uccisi violentemente o avvelenati come anche a Santa Venerina, Adrano e Biancavilla.

Cinque episodi di crudeltà, in ultimo, lo scorso 23 dicembre a Canicattì, i volontari hanno trovato un cucciolo di cane impiccato ad una recinzione. Una scena straziante e orribile che ha fatto alzare il grido di dolore e di rabbia sui social. Una volontaria locale, Federica Anzaldi ha condiviso una fotografie terrificante di un tenero cucciolo, impiccato ad una recinzione, denunciando l’orrore e in un video denuncia ha puntato il dito sull’indifferenza e l’assenza delle istituzioni, commentando una realtà vergognosa di cui tutti sono complici, chiedendo a chiunque di parlare o fornire informazioni utili per individuare i responsabili:

“Canicattì…SCHIFO SCHIFO SCHIFO! Campagnoli bastardi rimasti ancora all’età della pietra che risolvono le scaramucce così come si vede in foto…come si puo’ andare avanti in questo modo? Se c’è qualcuno che sa qualcosa o conosce l’artefice di questa crudeltà denunci, basta con sta cazzo di omertà!”.

E’ quanto ha scritto la volontaria che successivamente nel video denuncia da sfogo al suo sdegno, alla solitudine alla quale vengono lasciati chi cerca di difendere piccole creature che hanno solo l’unica colpa di fidarsi dell’uomo.

Un tenero cucciolo di pochi mesi nato randagio, in un territorio in cui prevale l’indifferenza e la violenza nei riguardi della specie: un’immagine simbolo del vero volto della disumanità, di tradizioni arcaiche. Luoghi ma soprattutto modalità in cui emerge l’assenza di una cultura al rispetto degli animali e di empatia, in un contesto omertoso e corrotto in cui il profitto è più importante della vita degli animali. 

Un altro noto volontario in prima linea a Palermo, Salvatore Libero Barone ha condiviso l’immagine terrificante, scrivendo:

“Un altro povero ANGELO vittima di cattiveria, ignoranza e di menti cavernicole e primitive. Canicattì…SCHIFO SCHIFO SCHIFO! Campagnoli bastardi rimasti ancora all’età della pietra che risolvono così il problema:
VERGOGNA.
VERGOGNA.
VERGOGNA.
VERGOGNA”

E’ il grido di dolore condiviso da Libero Barone che ha pubblicato l’immagine scattata nella campagne della cittadina siciliana, nella contrada di Firriato.

Una situazione triste e drammatica per questi cani vittime di persone senza scrupoli protette da un contesto omertoso. Una tragedia vissuta da molte persone che tutti i giorni si battono per tutelare questi animali e i loro diritti, in assenza delle istituzioni, prive di politiche di contenimento del randagismo. Il caso è rimbalzato sui media attraverso i quali viene chiesto all’amministrazione comunale di Canicattì di operare un maggior controllo per la tutela degli animali di affezione. Troppe volte, le stesse amministrazioni fanno finta di nulla e assecondano il principio omertoso,  del clientelismo e delle conoscenze senza investire per risolvere la questione.

Ci sono diverse strategie messe in atto da molti comuni di concerto con le Asl veterinarie e associazioni: da campagne di sensibilizzazione, di microchip e di sterilizzazione all’ampliamento delle strutture di accoglienza dei randagi e cani abbandonati.

In teoria basterebbe maggior attenzione al tema e soprattutto investire risorse non solo economiche per rendere una società più responsabile e civile. In finale, chi asseconda la violenza genera solo violenza e diventa complice di un sistema che tutela persone pericolose per la società.
Condividere questo fenomeno contribuisce a dare voce a chi non ce l’ha e dopo il caso di Angelo a Sangineto e l’assoluzione di due pastori che hanno ucciso un cane a bastonate, è necessario continuare a denunciare per portare coscienza nell’individuo, ricordando che maltrattare o uccidere un animale è un REATO.

IL POST DELLA VERGOGNA

L’APPELLO DI FEDERICA