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Gatto ucciso a bastonate a scuola: parla il bidello

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Gatto ucciso a scuola, la ricostruzione del bidello

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Ha sollevato indignazione in rete il caso del gatto ucciso in una scuola primaria a Gioia Tauro. Dopo giorni di silenzio il collaboratore scolastico dell’Istituto comprensivo “F. Pentimalli” ha deciso di fornire la propria ricostruzioni dei fatti che, secondo quanto riferisce il suo legale, l’avvocato Raimondo Paparatti è stata totalmente distorta dall’onda di rabbia e indignazione.

L’uomo di 63 anni era stato segnalato dall’Osservatorio sui diritti dei minori della Regione Calabria e denunciato dall’Enpa (Ente protezione animali), accusato di aver ucciso un gatto all’interno di un’aula della palestra in disuso. Dalle prime indiscrezioni, trapelate, il bidello avrebbe preso a bastonate un gatto che ha poi gettato nella bidone della spazzatura all’interno del cortile della scuola, davanti agli occhi dei bambini.

Una ricostruzione che adesso viene smentita dal legale dell’uomo “per ristabilire il senso della verità”.

“Per prudenza e per il rispetto dell’attività di indagine avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi e dallo stesso Istituto dove lavora con costante dedizione da moltissimi anni, catturandosi la benevolenza di tutti gli alunni, colleghi ed insegnanti il mio assistito ha ritenuto di non esporsi alla gogna mediatica”, spiega il legale in un comunicato, nel quale illustra nelle successive righe, la dinamica così come fornita dal bidello.

Gatto ucciso a scuola: ricostruzione del bidello

“Verso le ore 10.30 circa, il mio assistito veniva incaricato dal vice preside di entrare nella palestra della scuola, in disuso perché inagibile, per consentire ad un gatto randagio, che vi si era intrufolato diversi giorni prima, di potere nuovamente uscire non essendo più in grado di farlo autonomamente. Appena varcata la soglia della porta della palestra, ha notato il gatto, che era completamente impaurito e disorientato, correre e saltare all’impazzata, sbattendo finanche contro le vetrate e i muri delle pareti nel vano tentativo di guadagnare una via d’uscita”.

“Sennonché – prosegue il legale- è accaduto che nella foga della corsa incontrollata, il gatto è rimasto incastrato in una intercapedine dalla quale, pur dimenandosi, non riusciva più ad uscire”.

Il collaboratore della scuola “nel tentativo di soccorrerlo, ha preso una tavola in legno (non un bastone!), che si trovava casualmente adagiata in un angolo della palestra, e l’ha avvicinata al felino affinché la potesse afferrare con gli artigli e così facilitare la sua estrazione. Il gatto, sempre più impaurito e sofferente, ha effettivamente afferrato con gli artigli e addentato con i denti la tavola procurandosi una piccola ferita alla bocca, ma il collaboratore scolastico è riuscito comunque ad estrarlo dal buco in cui si era intrufolato, portandolo fuori nel cortile dove c’erano dei bambini di scuola primaria intenti a giocare nell’ora di educazione fisica, che hanno purtroppo visto il gatto ferito ed agonizzante fino al suo decesso, avvenuto poco dopo”.

Il legale sottolinea che il bidello non ha usato violenza nei riguardi del gatto, affermando che l’animale si sia ferito mortalmente, da solo, cercando di trovare una via di fuga dall’aula.

“Contrariamente a quanto all’esterno trapelato, non ha usato alcuna violenza nei confronti del felino, men che meno all’interno del cortile della scuola davanti ai bambini che giocavano. Il gatto è purtroppo deceduto a seguito delle ferite riportate nei diversi giorni in cui è rimasto chiuso all’interno della palestra dove ha cercato in ogni modo di guadagnarsi l’uscita sbattendo violentemente contro pareti e finestre fino a perdere totalmente il senso dell’orientamento culminato con il suo definitivo e tragico sfinimento. Il collaboratore scolastico non ha usato verso il felino alcun tipo di violenza, che non aveva neppure ragione di esistere, posto che il suo unico intento era solamente quello di aiutarlo a riacquistare la libertà perduta in modo del tutto sfortunato e occasionale”.

“È chiaro che costui attenderà con pazienza e fiducia che la giustizia faccia il suo corso”, conclude il legale.

Gatto ucciso a scuola: le incongruenze

Al momento è difficile stabilire come siano andati veramente i fatti. Sembra tuttavia alquanto difficile immaginare che il felino randagio si sia provocato da solo lesioni letali nel tentativo di scappare. Inoltre, alcuni elementi indicano una mancanza di rispetto nei riguardi dell’animale. Il fatto che sia stato gettato nel bidone del cortile scolastico, come mera spazzatura, a marcire tra i rifiuti.

Anche in questo caso, se tutta la ricostruzione del bidello fosse veritiera, ci sarebbe da chiedersi perché il gatto sofferente non sia stato portato presso una clinica o perché non sia stata interpellata un’associazione o lo stesso servizio della Asl Veterinaria per verificare le condizioni dell’animale.

Non si è fatto attendere il commento di Lorenzo Croce, presidente dell’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente (Aidaa), il quale ha sottolineato che “mi pare evidente che si tratta di una forzatura della difesa del bidello. Il gatto non si è certo suicidato. L’autore di questo crimine è stato denunciato non per la segnalazione, ma perché ha commesso un reato e per questo deve essere punito secondo quanto stabilisce la legge senza alcuna scorciatoia, ne alcuno sconto”.

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C.D.

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