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Per i giudici, il cane doveva tornare all’ex padrone. Nuova sentenza ribalta tutto

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Corte d’appello ribalta sentenza  e non restituisce il cane all’ex padrone

Il piccolo Jago

Anni di battaglie legali affrontate da una famiglia che, dopo aver salvato un cane, decise di adottarlo. A distanza di mesi, l’ex padrone del cane pretese che l’animale gli fosse restituito nonostante, il cane, di razza pinscher, si fosse già affezionato alla nuova famiglia.

Una vicenda emblematica che ha portato al centro dell’attenzione il teme del benessere degli animali e sul quale la stessa Lega Nazionale Difesa del cane aveva deciso di costituirsi come parte civile per ricordare che gli animali non sono oggetti.

Al contrario, troppe volte, la legge e le sentenze vengono applicate considerando l’animale come un oggetto di proprietà senza che sia anteposto il suo benessere.

La storia di Jago è rimbalzata sulle pagine di cronaca, dopo che in primo grado, il Tribunale di Milano aveva stabilito che il cane dopo cinque anni vissuti nella sua famiglia adottiva doveva essere restituito al proprietario.

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La Lega del Cane aveva immediatamente preso parte costituendosi parte civile e offrendo il supporto del Legale e Responsabile Diritti Animali LNDCi, l’avv. Michele Pezone alla nuova padrona di Jago, Monica. Una sentenza ingiusta con la quale un cane ormai circondato dai suoi affetti, sarebbe stato strappato dalla sua famiglia per essere ridato indietro ad un proprietario che aveva dimostrato di essere negligente.

Infatti, il vecchio proprietario di Jago, non aveva microchippato il cane e lo lasciva circolare libero per le strade. Inoltre, non aveva presentato la denuncia di smarrimento, rivendicandone la proprietà solo dopo molti mesi da quando il cane era stato slavato da Monica.

In quel caso, Lndc aveva denunciato non solo l’insensibilità del giudice che in nessun modo ha considerato gli affetti e il benessere dell’animale. Nella sentenza di primo grado, non sono state in nessun modo considerate le violazioni del padrone di Jago come “omessa custodia dell’animale” e mancato “microchip” passibili di sanzione amministrativa.

Inoltre, in base alla prassi della Asl Veterinaria, quando viene trovato un cane e segnalato alla ASl, dopo 60 giorni dalla registrazione del microchip, il cane diventa in automatico di proprietà del nuovo proprietario.

Per fortuna, secondo quanto diramato in un comunicato dalla Lndc, la Corte d’Appello di Milano ha sospeso la sentenza di primo grado e consente alla nuova proprietaria di tenere con sé Jago.

“Sono molto soddisfatto per questo provvedimento. Abbiamo trovato un Magistrato che si è posto il problema della sofferenza cui sarebbe andato incontro il cane se fosse stato strappato alla famiglia nella quale vive stabilmente e felicemente da così tanti anni. Sono attualmente in discussione delle proposte di legge finalizzate a definire un nuovo quadro normativo per l’animale familiare e questa vicenda giudiziaria conferma l’inadeguatezza delle attuali norme che considerano ancora l’animale una res senza tenere conto delle sue esigenze relazionali e affettive”, ha dichiarato Pezzone.

“Sono contenta che ogni tanto troviamo sulla nostra strada dei magistrati illuminati che pensano al benessere degli animali”, afferma Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Sono casi rari ma speriamo che siano sempre di più. Purtroppo i nostri amici a 4 zampe sono ancora considerati come degli oggetti da parte del legislatore, ma ci stiamo battendo anche per mettere fine a questa mentalità retrograda e incivile. La cosa importante, ora, è che Jago possa restare con quella che è a tutti gli effetti la sua famiglia.”

C.D.

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