Home Cronaca Lupi a rischio “contaminazione”: un progetto per preservarli

Lupi a rischio “contaminazione”: un progetto per preservarli

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Lupi (Matt Cardy/Getty Images)

Mentre il governo è alle prese col cosiddetto ‘Piano Lupo’, prende piede il progetto di conservazione della specie, riducendo l’impatto del randagismo canino. Da qui nasce il progetto Life MIRCO Lupo cofinanziato dall’Unione Europea, a cui partecipa il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. In questo territorio sono presenti 80-100 esemplari di lupo ma anche 20 ibridi cane-lupo.

Questi ibridi, frutto di ‘incontri clandestini’ tra lupi e cani attorno a carcasse di animali morti, potrebbero però presto diventare un problema, causando la perdita di biodiversità, oltre al rischio che venga mancare il ruolo di ‘carnivoro regolatore’ di altre specie svolto dai lupi. Il progetto Life MIRCO Lupo è nato il primo gennaio 2015 fino al 31 marzo 2020

‘MIRCO’ è l’acronimo di ‘Minimizzare l’Impatto del Randagismo canino sulla COnservazione del lupo in Italia’; al progetto collaborano il Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, Il Corpo Forestale dello Stato, la società Carsa Edizioni e Comunicazione di Pescara e l’associazione non profit Istituto di Ecologia Applicata di Roma. Tommaso Navarra, presidente del Parco, sottolinea:“Vogliamo assicurare migliori condizioni di conservazione per il lupo agendo sulla perdita dell’identità genetica della specie dovuta al fenomeno dell’ibridazione con il cane”.

Per Navarra “il lupo non è solo il simbolo dell’intelligenza e della bellezza della natura, ma anche un elemento fortemente identitario e, in virtù dell’attenzione scientifica e delle costanti azioni di tutela attuate, rappresenta oggi anche un efficace modello di gestione”. Dunque, i volontari lavorano per ridurre le chance di incontro e incrocio tra cani vaganti e lupo.

Il progetto tende anche a sensibilizzare la popolazione residente e gli allevatori sull’impatto del randagismo canino e sugli ecosistemi. Federico Striglioni, responsabile del Servizio scientifico del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ha spiegato alla stampa: “Non esistono lupi problematici, ma allevamenti problematici. Qualsiasi lupo diventa problematico se trova un gregge non custodito o mal custodito. La nostra attività consiste proprio in questo, nell’aumentare il senso di responsabilità e appartenenza dell’allevatore, fino a stimolarne la gestione. Con una buona gestione, infatti, si possono non avere danni”.

Certo, i lupi spaventano i greggi, ma anche qui una soluzione c’è e si chiamano cani da guardiania, in primo luogo i pastori abruzzese-maremmano, come rileva racconta Giulio Petronio, allevatore di Castel del Monte, produttore di formaggio Canestrato: “Ho duemila pecore e negli ultimi due anni non ho mai sporto denuncia per pecore morte o smarrite”.

L’allevatore prosegue: “Mi affido alla mia ‘arma bianca’, il maremmano abruzzese da sempre abituato a vivere in questi luoghi, e ai miei pastori. Ne ho cinque, uno ogni 400 pecore, arrivano dalla Macedonia e dall’Albania, ma sempre di più anche dalla Romania. Ho avuto un solo pastore italiano in vita mia, ma ora i giovani italiani si stanno ritagliando un posto importante in questo settore come produttori, 6 su 15 sono giovanissimi”.

Tornando al progetto Life MIRCO Lupo, va detto che grazie a questo è possibile perfezionare le tecniche utilizzate per la localizzazione, la cattura e il trattamento degli ibridi, reimmessi in natura muniti di radiocollare e sterilizzati. L’area intorno al Gran Sasso da sempre è luogo a rischio per gli animali: qualche tempo fa, due carcasse di volpi, ma anche cornacchie e altri animali sono stati trovati morti nel parco Nazionale d’Abruzzo. Uno scenario che ha preoccupato i Guardia Parco che hanno allertato il Corpo Forestale, chiamato ad indagare sul posto. A febbraio abbiamo denunciato la morte del lupo Claudio, massacrato dai bracconieri nel Parco Nazionale del Gran Sasso.

Il suo corpo è stato ritrovato qualche giorno fa, con ancora il radiocollare di cui era stato dotato. L’animale già una volta subì delle gravi ferite per le conseguenze di un investimento da parte di un’auto, e venne raccolto e curato dai membri di ‘Life MircoLupo’, per poi essere rimesso in libertà una volta ristabilitosi.

Claudio tornò nel suo habitat, ma si volle approfittare di questa occasione per installargli un radiocollare gps allo scopo di studiare le abitudini della sua specie. Il cadavere del canide è stato rinvenuto sotto ad un ponte in località Cessapalombo, in provincia di Macerata.

Tommaso Navarra aveva commentato duramente l’episodio: “E’ qualcosa di inumano, un insulto all’intelligenza ed alla bellezza della natura e della nostra stessa comunità. Spero che tanta violenza gratuita ed immotivata possa essere punita, faremo di tutto per portare i responsabili di questo davanti alla giustizia”.