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Provincia di Avellino: cane torturato e trascinato sull’asfalto

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randagia

Sdegno e tanta rabbia per l’ennesimo caso di maltrattamento e uccisione di animali a Mugnano del Cardinale, nel Baianese, in provincia di Avellino, dove è stato ritrovato il cadavere di un cane vigliaccamente torturato.

Si trattava di un piccolo randagio di cui si prendeva cura una signora della zona, di nome Francesca Colucci: “Non era mio, ma provavo compassione per quel cane che si faceva avvicinare ed era sempre gioioso. Ieri sera non l’ho trovato ad aspettarmi al solito posto e al solito orario. Mi sono preoccupata. E’ come se avessi avuto un presentimento”, ha raccontato la cittadina ai cronisti, mentre accarezzava per l’ultima volta, il corpicino ormai senza vita di quel povero cucciolo.

Il cane è stato trovato da alcuni residenti della zona che hanno subito allertato le autorità e un veterinario di turno: era riverso sulla strada, le zampe posteriori legate con una corda di plastica dura che alcuni balordi hanno utilizzato per trascinarlo sull’asfalto in un macabro e sadico divertimento. L’animale è stato poi lasciato sulla careggiata agonizzante, dove ha dato l’ultimo respiro della sua vita, dopo atroci sofferenze. Una vita di solitudine e di randagismo, piena d’insidie, ma per fortuna anche colma dell’affetto della Colucci, che provvedeva a portargli del cibo ogni giorno.

Un episodio che segue altre vicende di violenza, di crimini perpetrati contro creature innocenti come Fiume, trovato impiccato a Montemiletto.

“Devono vergognarsi per quello che hanno fatto”, ha commentato amaramente la signora che chiede alle Istituzioni, ai sindaci del territorio, di dare una degna sepoltura al randagio: “Si ripeta quanto fatto per Fiume, il cane impiccato a Montemiletto, che a spese del Comune di Baiano venne seppellito nel cimitero degli animali”, ha detto la Colucci.

Purtroppo come riferiscono le pagine di cronaca locale, sarà molto difficile individuare quei criminali che hanno ucciso questo cagnolino, perché nell’area non vi erano telecamere di sorveglianza, né tantomeno testimoni che potrebbero averli visti.

Quella dell’uccisione di animali, non solo è indice di persone potenzialmente pericolose per la società (clicca qui), ma si tratta di un vero e proprio reato previsto dall’art. 544-bis del codice penale punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni. Per questi casi, la pena prevista è fin troppo blanda!