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Randagi uccisi a colpi di pistola e abbandonati lungo una strada trafficata

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All’indomani della macabra notizia con la quale il Nord aveva rubato per poche ore il triste scettro per la crudeltà sugli animali, con un cacciatore che ha ordinato ad un amico di sopprimere con delle fucilate i suoi quattro cani da caccia, nel torinese, il Sud torna sotto ai riflettori per un ennesimo caso di violenza e intolleranza contro il randagismo.

A Reggio Calabria, sono stati ritrovati due cani uccisi con diversi colpi di pistola, poi abbandonati lungo una strada trafficata. Dopo la segnalazione, sul posto sono intervenuti i Carabinieri che hanno ora avviato delle indagini, accertando che i cani sono stati giustiziati con colpi di pistola. Un caso anomalo che per certi versi sta prendendo le sembianze di una vera e propria caccia al o ai killer di cani. Secondo le prime ipotesi, i cani sarebbero stati uccisi in un altro luogo e poi gettati lungo la strada, in quanto si tratta di un luogo estremamente trafficato anche di notte.

Questo è il Sud, il modo in cui individui senza scrupoli scendono in strada e fanno strage di cani, pensando di risolvere con la messa a morte di un animale, il fenomeno del randagismo. La Calabria, come la Sicilia, si rivelano alcune delle Regioni più problematiche dove l’uccisione dei cani è all’ordine del giorno, spesso per avvelenamento, come emerge dai recenti dati sull’aumento di cani uccisi a Palermo. Le modalità stesse che sono state impiegate a Reggio Calabria indicano la precisa volontà di colpire alla luce del giorno chi opera per la tutela dei randagi: ovvero, una sorta di firma con la quale chi ha ucciso i due cani, con un gesto che potrebbe essere inteso come “omertoso”e una sorta di minaccia, abbia voluto dire “ecco cosa faccio ai vostri cani”.

In questo scenario, non mancano azioni come nel caso di Sangineto in cui prevale la tortura di un cane  che mostrano la totale assenza di empatia nei riguardi di un essere vivente. Non è certo il randagismo il problema quanto la mancanza di un’educazione e l’inesistenza di politiche di sensibilizzazione riguardo al benessere e alla tutela degli animali mirate alla crescita di una società consapevole e responsabile. In questo, molto probabilmente le istituzioni hanno le loro responsabilità: purtroppo, in molti casi, le decisione politiche risolvono il problema con strategie che potrebbero avere effetti contrari, come la recente delibera “svuota canile” a Palermo, criticata dal fronte degli animalisti.

Nel Belpaese ci sono delle leggi riguardo all’abbandono o all’obbligo del microchip che non vengono applicate, a volte per convenienza e clientelismo a livello locale. Realtà endemiche e colluse che andrebbero sradicate iniziando ad applicare sanzioni, effettuando monitoraggi sul territorio e magari, sovvenzionando campagne di sterilizzazione con le quali andare incontro a cittadini meni abbienti. Piccoli passi in avanti che potrebbero contribuire a ridurre cucciolate indesiderate, abbandoni e randagismo e costruire nuove generazioni più “umane”.