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Sangineto: condannati a 16 mesi di reclusione per l’uccisione di Angelo, ma non andranno in carcere

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Si è conclusi il processo a carico dei quattro ragazzi che ha Sangineto nel giugno del 2016 hanno ucciso a bastonate il povero Angelo, riprendendo tutta la scena delle atroci torture riservate al cane, pubblicando poi il video sui social come per vantarsi del gesto. A distanza di un anno, è arrivata finalmente la sentenza al termine del processo al Tribunale di Paola, per cui è stato chiesto il rito abbreviato.

Il giudice, dopo aver respinto la messa alla prova, ha condannato i quattro ragazzi alla pena massima di 16 mesi, ovvero con una riduzione prevista dal rito abbreviato, convertita con la condizionale, che prevede 6 mesi di servizi socialmente utili presso canile sanitario o rifugio. E’ stata inoltre confiscata l’arma con cui è stato ucciso Angelo. Gli imputati, Giuseppe Liparoto, Nicholas Fusaro, Francesco Bonanata e Luca Bonanata dovranno anche risarcire le spese processuali di € 800 più oneri fiscali e cassa x ciascun avvocato e € 2000 a ciascuna delle associazioni che si sono costituite parte civile. In totale si tratta di ben 19 associazione per un totale di 38 mila euro da dare a chi si occupa quotidianamente alla tutela e alla difesa degli animali.

Anche se si tratta di una sentenza definita storica, le associazioni non son concorde con la conversione dei “servizi sociali”. Troppo spesso, infatti, con la legge italiana, chi maltratta o uccide un animale difficilmente sconta la pena in carcere. In casi gravi di reati, come questo di Angelo, aggravato dalla diffusione delle immagini, che dimostra tutta al crudeltà e la consapevolezza del gesto compiuto, forse, una pena esemplare era gradita, facendo scontare ai giovani coinvolti il carcere. In ogni caso, viene sottolineato che la sentenza costituisce un precedente per casi di crudeltà verso gli animali e forse, porterà a dissuadere alcune persone, predisposte alla violenza, a colpire essere innocenti.

Riccardo Manca, dell’associazione Animalisti italiani Onlus ha dichiarato che “per la prima volta viene applicata nel nostro Paese la pena massima per le sevizie e l’uccisione di animali. Angelo, creatura inerme e indifesa, ha finalmente avuto giustizia. Ovviamente continueremo a chiedere a tutti gli italiani di firmare la petizione per l’inasprimento delle pene previste per il maltrattamento e l’uccisione di animali”.

Mentre la presidente dell’Enpa, Carla Rocchi ha puntato l’attenzione sui quattro ragazzi affinché scontino la pena ai servizi sociali, “in modo serio e puntuale presso una struttura accreditata e che non sia invece considerata dagli uccisori di Angelo come una scappatoia. A chi certificherà tale percorso essi devono poter dimostrare un reale e sincero ravvedimento”.

Sembra quasi inutile ricordare le critiche di molti utenti che hanno commentato la notizia sul gruppo Facebook “L’urlo di Angelo“, dando sfogo al senso dell’ingiustizia emerso dalla riduzione della pena e ai servizi sociali per 6 mesi.