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Spike, il cane preso a picconate e bruciato vivo a Pozzuoli: assolto il responsabile

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@Facebook/Partito Animalista Europeo
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Ci sono alcuni casi che rimbalzano sulle pagine di cronaca animale che diventano il vessillo di lotte animaliste con le quali viene chiesto di far rispettare la giustizia, infliggendo pene adeguate agli orrori perpetrati contro gli animali come ad esempio è stato per il caso di Amore, il cane ucciso ad Irgoli o quello più recente di Angelo, il randagio bianco ucciso a Sangineto, che ha avuto un gran clamore mediatico grazie anche ai servizi delle Iene su Italia Uno.

Tra questi fatti raccapriccianti vi è anche la storia del povero Spike, un dolce cagnolino che aveva infastidito a tal punto il proprietario di una cagnolina, tanto da essere stato ucciso barbaramente nel lontano luglio del 2014. L’uomo aveva massacrato il cane a picconate per poi bruciarlo vivo. Il cane fu ritrovato da una signora ancora in vita ma morì nonostante le cure per le ustione sul 60/70% del corpo. Il proprietario del cane presentò una denuncia, trovando un testimone che aveva assistito alla scena. Tuttavia, in sede processuale, a distanza di due anni dai fatti, il testimone ha deciso di ritirare la sua versione a carico di Gennaro Imperatore, accusato di violenza e uccisione di animali.

E così, il Tribunale di Napoli, in una sentenza pronunciata il 17 novembre, ha assolto Imperatore per mancanza di prove: “L’uccisione di Spike a Pozzuoli avvenuta il 6 luglio 2014 aveva indignato l’intera opinione pubblica di tutta Italia, fu organizzata una imponente manifestazione a cui presero parte anche gli abitanti dello stesso rione dell’assassino denunciato non solo da noi ma anche dall’Amministrazione locale. Amministrazione che ha dato un segno evidente di condanna costituendosi parte civile. Purtroppo tutto questo non è bastato, il test ha ritrattato e l’assassino è stato assolto”, ha commentato il presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli.

La sentenza ha sollevato lo sdegno sui social tramite i quali gli utenti hanno criticato anche il giudice. Sotto ai riflettori, resta in ogni caso la pena ancora troppo blanda per atti di crudeltà nei riguardi degli animali che prevede fino ad un massimo di tre anni di carcere e che nella maggior parte dei casi non viene applicata e i responsabili non finiscono in carcere. Le associazioni animaliste alla luce di questa ennesima ingiustizia hanno ricordato la manifestazione che si svolgerà il prossimo 26 novembre a Sangineto per chiedere un inasprimento delle pene.

“Siamo giunti al momento in cui l’articolo 544, bis del codice penale che persegue chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale, punendolo con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi venga modificato dal Parlamento prevedendo pene ben più aspre e contemplando l’arresto obbligatorio in caso di flagranza”, hanno dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli e Fabio Procaccini, delegato provinciale della Lipu di Napoli, auspicando che per il caso di Spike siano “avviate indagini serie per capire se sia stato l’intervento della malavita organizzata a spingere il testimone a ritrattare tutto e su questo presenteremo un esposto dettagliato alla Procura”.