Home Cronaca Terrorizzato dal collare elettrico trova rifugio in un supermercato

Terrorizzato dal collare elettrico trova rifugio in un supermercato

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Nonostante le campagne d’informazione e soprattutto sentenze della Cassazione che hanno confermato il divieto di utilizzo del collare elettrico, in ultimo con una sentenza depositata nel novembre del 2016 anche riguardo all’attività venatoria, c’è chi ancora non si fa problemi ad acquistare collari coercitivi per gestire i propri cani.

Casi frequenti che rimbalzano sulle pagine di cronaca e che mostrano una realtà di maltrattamenti di animali che spesso passa in secondo piano oppure viene minimizzata. Eppure, il collare elettrico è uno strumento pericoloso che può essere utilizzato solo da esperti in contesti particolari. Non solo agisce sull’equilibrio psicofisico del cane ma provoca degli effetti collaterali come paura, ansia, depressione e aggressività. Attraverso il collare viene attivata una scossa che può essere di diverse intensità fino a diventare dolorosa, tanto da impedire al cane di abbaiare.

Nonostante queste controindicazioni, il collare è reperibile in rete e c’è chi ancora pensa di risolvere i problemi con il cane acquistandolo.

Ancora una volta, un cane, un giovane amstaff è stato vittima di un collare elettrico. Siamo a Pordenone dove un giovane esemplare, spaventato, si è rifugiato all’interno di un supermercato. Per recuperare l’animale, evidentemente impaurito, i dipendenti dell’attività commerciale hanno chiamato le autorità che si sono valse della collaborazione degli operatori dell’associazione “Mi fido di te”.

Quando i volontari sono riusciti a prendere il cane, hanno notato il collare elettrico. Molto probabilmente, l’esemplare era scappato dal giardino o dall’abitazione del padrone, forse a causa dello stesso collare. Il cane è stato trasferito al canile e grazie al microchip, forse sarà possibile risalire al proprietario che al momento non è stato ancora individuato.

In ogni caso, come riporta il Messaggero Veneto, i carabinieri hanno avviato un’indagine e attraverso l’acquisizione di filmati degli impianti di video sorveglianza, sperando di ricostruire gli ultimi spostamenti del cane. Il proprietario rischia una denuncia per maltrattamento.