Home Cronaca “Un cavallo non può morire per il puro divertimento umano”

“Un cavallo non può morire per il puro divertimento umano”

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Il portavoce parlamentare del Movimento 5 Stelle Paolo Bernini lancia una nuova denuncia: “Nel 2017, in ragione dei provvedimenti tecnici e normativi di cui disponiamo e che è d’obbligo mettere in pratica, non è accettabile la morte di un cavallo per il divertimento umano“.

Spiega il deputato: “Delle due l’una, o i provvedimenti del Ministero della Salute sono insufficienti o non sono stati messi in pratica. In ogni caso non si può più definire ‘incidente’ la morte più che prevedibile di un animale, dal momento in cui sono ben noti i rischi ed i pericoli cui incorrono i cavalli in queste inutili ed obsolete manifestazioni”.

Prosegue ancora Bernini: “La cosa più grottesca è che il 13 maggio si è tenuto proprio a Foligno un convegno sulla valutazione del rischio nelle manifestazioni popolari in cui vengono impiegati gli equidi. Inutile continuare ad organizzare convegni e a dissertare sui potenziali rischi, se poi non viene preso nessun provvedimento reale a tutela degli animali”

“Per questo richiedo a gran voce che la mia a proposta di legge al riguardo sia presto calendarizzata poiché ritengo che le reiterate Ordinanze in merito siano uno strumento normativo inadeguato”, conclude l’esponente parlamentare del Movimento 5 Stelle.

Bernini non è nuovo a interventi sulle questioni animaliste: di recente ha detto la sua su un lupo che è stato ritrovato impiccato con accanto un messaggio decisamente inquietante. Il fatto è avvenuto in località Pendenza, a Cittaducale, in provincia di Rieti.

“L’uccisione deliberata e senza necessità di un ennesimo lupo in provincia di Rieti dimostra l’assenza dello Stato sul territorio e l’inadeguatezza di ogni intervento nel settore dell’agricoltura e della tutela della fauna selvatica” – le parole di Bernini – “Non ci sono più scuse per un ministro come Galletti che oltre a balbettare una infinita serie di inutilità durante i question time, non solo si permette di non rispondere da mesi alle nostre interrogazioni, ma non è nemmeno in grado di agire per fermare la strage dei bracconieri legittimati a considerare i lupi come i nemici della natura”.

Molto duro poi il suo commento sulla sentenza di condanna nei confronti di chi ha ucciso il cane Angelo: “Nonostante per la legge italiana questi pericolosi soggetti hanno ricevuto dal giudice il massimo della pena, sembra ben più che evidente che la gravità delle azioni commesse e dei reati ad esse correlati, ed in considerazione anche dell’efferatezza e dell’incrudelimento contro un cane indifeso, tutto questo non possa essere punito in modo così blando”.