Home Curiosita Unicorno di mare: questa straordinaria creatura (strano ma vero!) esiste

Unicorno di mare: questa straordinaria creatura (strano ma vero!) esiste

Sicuramente l’hai già sentito nominare, ma se credevi che si trattasse di una favola, ti sbagliavi di grosso: l’unicorno di mare esiste sul serio.

Unicorno di mare
Unicorno di mare: strano ma vero, esiste (Foto Unsplash)

Sembra l’inizio di una storia fantastica: “C’era una volta un unicorno di mare …” In realtà, in questo articolo vi parleremo di un animale tutt’altro che immaginario, ma che al contrario abita davvero i nostri mari (anzi, i suoi) e che, siamo sicuri, non vedete l’ora di conoscere. Il narvalo (vero nome dell’unicorno) è una creatura d’acqua salata molto particolare, grossissima e caratterizzata da un grosso e lungo pennacchio appuntito che gli cresce proprio in mezzo alla testa: ecco perché viene chiamato, appunto, “unicorno di mare”.

Molto probabilmente questa creatura non l’abbiamo incontrata per la prima volta in epoca moderna, ma nell’antichità alcuni poeti e autori di miti e leggende hanno preso ispirazione da essa per creare alcune delle creature più fantastiche della letteratura.

In questo momento non siamo qui per fare un excursus sulle favole antiche e le dicerie che girano attorno alla figura leggendaria dell’unicorno, ma vi presenteremo questo animale, per com’è davvero, nudo e crudo, spiegandovi la ragione per la quale, sebbene esista davvero, come qualsiasi altro animale che già conosciamo, si tratta comunque di una creatura spettacolare e che ci riserva (forse) delle incredibili sorprese.

Unicorno di mare: tutte le cose incredibili che possiamo scoprire sul suo conto

Unicorno di mare
Unicorno di mare: il suo nome significa “un dente, un corno” (Foto Adobe Stock)

I narvali sono mammiferi marini di medie dimensioni noti per la loro caratteristica zanna che ricorda il corno di un unicorno. La loro natura solitaria e il remoto habitat dell’Artico non fanno che accrescere il mistero che avvolge queste creature.

Il nome “narwhal” (come viene chiamato in inglese) deriva dalle parole norrene “nar” (cadavere) e “hval” (balena). Il nome si riferisce a come la pelle grigia chiazzata della creatura marina ricordi quella di un marinaio annegato, secondo la National Oceanic and Atmospher Administration (NOAA). Il nome scientifico del narvalo è, invece, Monodon monoceros, che significa “un dente, un corno” in latino.

Il parente vivente più vicino del narvalo è la balena beluga (Delphinapterus leucas). Sia i narvali che i beluga appartengono al gruppo Odontoceti, o balene dentate (al contrario di Mysticeti, o balene baleen), e sono le uniche due specie viventi all’interno della famiglia Monodontidae. Entrambe le specie di balene trascorrono l’intera vita nell’Oceano Artico, sono simili per dimensioni e comportamento e in rare occasioni si sono conosciute, incrociandosi per caso durante qualcuno dei loro spostamenti stagionali.

Il mistero dietro al suo lungo e appuntito corno (no, non è magico)

Unicorno di mare
Unicorno di mare: è una creatura bellissima (Screenshot Instagram)

L’impressionante zanna dei narvali è la loro caratteristica distintiva. Tuttavia, in genere solo i maschi hanno queste cosiddette “corna di unicorno”.

I narvali maschi adulti crescono per diventare circa cinque metri in lunghezza e pesano oltre mille e cinquecento chilogrammi. La zanna, che non è altro che un dente lungo e dritto, cresce fino a tre metri di lunghezza dalla bocca del maschio, secondo il Polar Science Center dell’Università di Washington.

Sebbene i narvali siano considerati balene dentate, le loro bocche non contengono denti funzionanti. Nei maschi, il dente canino destro rimane nel cranio e non cresce mai, mentre il canino sinistro è quello che spara attraverso le gengive in un modello a spirale in senso antiorario per formare la zanna. Raramente entrambi i denti sporgono, dando al narvalo due zanne (a quel punto, si dovrebbe chiamare “minotauro di mare”, non credi?).

Le femmine sono molto più piccole dei maschi, dal momento che crescono solamente fino a circa un metro e mezzo di lunghezza e pesando circa mille chili. Gli scienziati considerano la zanna una caratteristica del sesso maschile, ma circa il 15% delle femmine del narvalo possiede anch’essa una zanna.

Gli esperti hanno a lungo ipotizzato perché i narvali abbiano questo bizzarro dente allungato. Alcune teorie suggeriscono che la zanna è uno strumento per la sopravvivenza, poiché le balene potrebbero usarla per rompere il ghiaccio in superficie, per cacciare certi tipi di pesci (uno spiedino di braciole di pesce spada per cena piace non soltanto a Messina, ma a quanto pare anche a loro) o scavare sul fondo del mare, sempre per procacciarsi del cibo, ma di dimensioni più ridotte. Però la stragrande maggioranza delle donne narvali non ha le zanne e le femmine tendono a vivere più a lungo dei maschi. Pertanto, gli esperti ritengono che la zanna non sia probabilmente un vantaggio per la sopravvivenza, ma piuttosto una caratteristica del sesso principalmente maschile che funge da formidabile arma per competere contro altri maschi per la conquista delle compagne.

Ma la zanna può anche avere un altro scopo. Uno studio del 2014 pubblicato sulla rivista “The Anatomical Record” ha scoperto che la misteriosa zanna del narvalo è piena di terminazioni nervose sensibili che consentono alla balena di rilevare i cambiamenti nell’ambiente, come le fluttuazioni della temperatura e della salinità. Questi risultati suggeriscono che la zanna potrebbe anche essere un organo sensoriale.

Per quanto riguarda il resto del corpo del narvalo, le loro teste sono relativamente piccole e rotonde rispetto a quelle di altri cetacei. Anche le pinne di questo “unicorno di mare” sono corte e rotonde e hanno una breve cresta lungo la schiena al posto di una pinna dorsale. Anche il loro colpo di coda è convesso, piuttosto che concavo come appare in altri cetacei.

Dove vive il narvalo? Ecco qual è l’habitat naturale dell’unicorno marino

Unicorno di mare
Unicorno di mare: si trova nei mari più freddi del mondo (Foto Adobe Stock)

I narvali vivono nell’Oceano Artico e intorno alle coste di Canada, della Groenlandia, della Norvegia e della Russia, secondo il World Wildlife Fund (WWF). Si trovano nelle zone costiere durante l’estate e più lontano in mare durante l’inverno.

Gli unicorni di mare sono i sommozzatori più esperti della loro famiglia e possono nuotare fino a una profondità di almeno quattromila e cinquecento piedi (oddia un chilometro e mezzo sotto il livello del mare), dove non può arrivare nessuna luce e la pressione dell’acqua supera i duemila e duecento psi (centocinquanta atmosfere), secondo il NOAA. Questi abili subacquei rimangono in acqua per circa venticinque minuti per immersione, in media. I loro grandi polmoni, la gabbia toracica flessibile e le alte concentrazioni di mioglobina (una molecola nel muscolo che si lega all’ossigeno) nel sangue consente loro di sopravvivere in condizioni intense in profondità. I narvali conservano l’ossigeno durante lunghe e profonde immersioni dirigendo le loro riserve di gas soltanto verso organi e muscoli vitali.

Gli unicorni di mare predano principalmente l’ippoglosso nero, il merluzzo polare e artico e i gamberi, e occasionalmente integrano la loro dieta con uova di pesce lupo, di capelano e di razze (le cosiddette pastinache). Queste insolite balene mangiano più durante l’inverno che in estate, il che consente loro di evitare la concorrenza con la maggior parte delle altre specie di balene artiche, le quali mangiano più durante l’estate che in inverno.

Come vive il narvalo? La vita segreta di un unicorno di mare

Unicorno di mare
Unicorno di mare: la vita segreta del narvalo (Screenshot Instagram)

I narvali vivono in gruppi, di solito branchi da tre a otto membri, ma a volte raccolgono fino a circa venti membri, secondo la MarineBio Conservation Society. I gruppi più piccoli tendono a riunirsi e formare grandi mandrie durante la stagione migratoria.

I biologi stimano che i narvali vivono tra i trenta e i quarant’anni, secondo il NOAA. I narvali femmina raggiungono la maturità sessuale verso i quattro anni, oppure anche i sette, rispetto agli otto o nove anni per i maschi, secondo la American Cetacean Society. La loro stagione degli amori in genere cade in aprile, con i maschi che spesso competono tra loro per la conquista delle femmine. Ma gli scienziati sanno molto pochi dettagli specifici riguardo alle abitudini di accoppiamento dei narvali perché è così difficile osservare le creature solitarie in azione a circa trecentoventi chilometri dalla costa, sotto enormi campi di ghiaccio.

Dopo un periodo di gestazione di quindici mesi, le balene incinte si spostano in baie o insenature profonde per dare alla luce i loro piccoli cuccioli, che sono lunghi circa quarantacinque centimetri e pesano centottanta libbre (ossia ottantadue chili) appena nascono. La ricerca suggerisce che i narvali di solito danno alla luce un cucciolo ogni tre anni e ogni balenottero rimane con sua madre per circa venti mesi.

Si tratta di una specie in via d’estinzione? Il suo stato di conservazione

Unicorno di mare
Unicorno di mare: rischia l’estinzione? (Screenshot Instagram)

L’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) considera i narvali una specie di minore preoccupazione rispetto a molte altre simili, il che significa che la loro popolazione non è minacciata in modo significativo. La IUCN stima che ci siano circa centoventitré mila individui maturi divisi in dodici sotto-popolazioni all’interno dell’Artico.

Ma allo stesso modo di tutti gli altri animali selvatici dell’Artico, i narvali sono probabilmente in difficoltà di fronte ai cambiamenti climatici. Le temperature calde e che hanno di recente raggiunto picchi da record nell’Artico hanno causato la scomparsa del ghiaccio marino a un ritmo allarmante, e questo significa che c’è più spazio per le navi e l’attività umana e meno posto perché la fauna selvatica si possa nascondere dai predatori e da altri pericoli in agguato (o in arrivo).

In effetti, la ricerca suggerisce che i narvali sono i mammiferi marini più vulnerabili all’aumento dell’attività umana nell’Artico, perché queste creature isolate sono altamente sensibili all’attività delle grosse navi. Uno studio del 2017 pubblicato sulla rivista “Science” ha scoperto che i narvali rispondono allo stress con una delle risposte di paura più estreme mai registrate. La drastica risposta fisiologica del narvalo e il tempo trascorso fuori dall’omeostasi possono avere effetti negativi sulla sua salute.

Inoltre, un aumento del traffico navale comporterà probabilmente collisioni più frequenti e potenzialmente letali. I narvali, simili ad altre balene, si affidano all’udito per capire il loro ambiente. Le fonti di rumore create dall’uomo possono interferire con la capacità dei narvali di ascoltare e comunicare e potrebbero inibire la loro capacità di localizzare i membri del loro clan, trovare cibo o compagni, navigare ed evitare i predatori.

Gli unicorni di mare sono membri importanti della vita artica. Sono tra le prime specie che potrebbero essere colpite dai cambiamenti climatici e la loro risposta a questo disastro ambientale potrebbe fornire maggiori dettagli sui reali sviluppi dei cambiamenti nel pianeta e nell’ecosistema, secondo il NOAA. I narvali sono anche un’importante risorsa culturale e nutrizionale per gli Inuit che hanno raccolto le zanne di queste balene per centinaia di anni. Negli ultimi tempi, i cacciatori Inuit hanno lavorato in collaborazione con gli scienziati per rintracciare e studiare i misteriosi unicorni di mare.

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Simona Strani