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L’amore incondizionato di Schopenhauer verso gli animali: filosofia di vita

L’amore incondizionato di Schopenhauer verso gli animali trattato in un testo che oggi è profondamente attuale

Cagnolino in primo piano (Foto Pixabay)
Cagnolino in primo piano (Foto Pixabay)

L’amore incondizionato che un essere umano prova nei confronti degli animali ha radici antichissime che risalgono ai più importanti poeti e filosofi che hanno segnato la propria epoca e quelle in divenire, attraverso le loro opere. In merito, i personaggi che si sono distinti sono stati molteplici nel corso del tempo ma oggi vi vogliamo parlare di un filosofo che, che forse più di tutti, rappresenta la bellezza del legame speciale che si viene a creare tra il padrone e il proprio animale domestico. Ecco di cosa si tratta.

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L’amore incondizionato di Schopenhauer verso gli animali 

Uccello in volo (Foto Pixabay)
Uccello in volo (Foto Pixabay)

Per parlare del legame di Arthur Schopenhauer con gli animali bisogna fare riferimento ad un’importante riflessione contenuta nell’opera dei “Parerga e Paralipomena“. I temi affrontati dall’autore sono molteplici e spaziano dal riconoscimento dell’esatto impiego del tempo che gli animali sanno fare, fino ad arrivare alla malvagità dell’uomo, ritenuto responsabile della privazione delle loro libertà primarie.

Nel testo il filosofo sottolinea come la dedizione al presente degli animali sia “la causa del piacere che danno gli animali domestici“. In questo passo, il letterato elogia l’apprezzamento che i pet sono in grado di rivolgere ad ogni istante, con la consapevolezza di “rendere accessibile il valore di ogni ora di pace e di tranquillità mentre noi la lasciamo passare inavvertita.” Poi, l’autore si sofferma sui danni che  l’uomo è capace di creare nei loro confronti, soffermandosi sulla crudeltà che li sottrae a questa meravigliosa concezione del tempo, nel momento in cui, la loro esistenza subisce una sensibile trasformazione, non di poco conto. Per illustrare ciò, il filosofo riporta il classico esempio di un uccellino che “da noi è chiuso in un breve spazi, dove muore lentamente e grida spasimando verso la libertà ed il cane, il suo intelligente amico è legato alla catena”. E aggiunge: “Non posso vedere questo senza un’intima pietà per il cane e una profonda indignazione per il suo padrone.

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Una considerazione molto seria nei confronti del giusto trattamento che deve essere riservato agli animali domestici, i quali senza nessuna distinzione di genere, meritano di ricevere una vita in salute e felice. Il bene che ha procvato verso di loro è stato talmente forte da fargli considerare un errore la reclusione di un volatile in gabbia insieme al  fatto che un cane deve rimanere legato ad una catena.

Un grande appassionato di animali come lui non poteva non avere un cane. Si chiamava Atma, un nome eloquente la cui etimologia significa “soffio vitale” e “anima del mondo“. Era un barboncino ed era il compagno costante delle sue passeggiate. Le persone che ebbero la fortuna di conoscerli, notarono subito il legame speciale e raro che albergava nei loro cuori. Quando Atma morì, Schopenauer comprò un altro cane da un suo amico a Francoforte, della stessa razza e del medesimo nome di quello precedente.

Oltre ad essere una grande personalità dell’ambito letterario, Schopenhauer ha confermato di esserlo anche dal punto di vista umano. Grazie per il meraviglioso insegnamento che ci hai lasciato.

 

Benedicta Felice