Home News Angeli dei 4 Zampe Angeli dei 4zampe: rischia la vita per salvare cani dai macelli in...

Angeli dei 4zampe: rischia la vita per salvare cani dai macelli in Cina e in Corea del Sud

CONDIVIDI

marc ching

Ci alcune persone che ogni giorno s’impegnano per salvare i nostri compagni a 4zampe. Tra questi angeli dei 4zampe, Thedodo ha raccontato la storia di Marc Ching, un nutrizionista americano, di origine giapponese, appassionato di animali e fondatore di Animal Hope & Wellness Foundation.

Per la sua fondazione Ching si è recato numerose volte in Cina e in Corea del Sud per poter salvare i cani destinati al macello. Durante i suoi viaggi, Ching ha più rischiato la vita: è stato picchiato, derubato, gli hanno sparato e lo hanno minacciato con dei machete.

Situazioni terrificanti che non lo hanno di certo scoraggiato Ching che nonostante i pericoli ha continuato a salvare cani: “E’ veramente pericoloso, non lo consiglio. Nel mio primo viaggio andai per studiare i luoghi e svolgere una ricerca sui macelli a Pechino. Provai ad andare in un macello dove venni preso in ostaggio. Non è andata molto bene. A parte questo fatto, riuscii comunque a salvare 57 cani durante quel viaggio”, racconta Ching, spiegando che “non parlando il cinese, non posso portare con me un interprete perché è troppo pericoloso. Così me la devo sbrigare da solo. Durante un altro viaggio, ebbi una soffiata e mi recai in un luogo dove ho visto un gruppo di persone che stavano scaricando dei cani da un furgone. Scattati delle fotografie ma quegli uomini si accorsero di me e così mi acchiapparono e sbattendomi a terra, iniziarono a picchiarmi: alcuni di loro mi reggevano le braccia e un altro mi prendeva a calci. Ad un certo punto mi ha dato un calcio così forte che sono volato via e solo in quel modo sono potuto scappare”.

Secondo i dati della Humane Society International (HSI) ogni anno in Cina vengono uccisi 10 milioni di cani, di cui dieci mila nell’ambito del Festival della carne di Cane di Yulin. Anche se le nuove generazioni di cinesi sembrano allontanarsi da questa triste tradizione, il consumo della carne di cane è ancora molto presente in Cina. Nella maggior parte dei casi, i cani vengono legati, picchiati e torturati prima di essere uccisi. Una condizione disumana e di sofferenza che di certo fa orrore a chi ha visto con i propri occhi quei poveri animali in balia di persone senza scrupoli.

Lo stesso Ching ammette di riscattare soprattutto esemplari più deboli che sono stati feriti: “Purtroppo non li posso prendere tutti, le nostre finanze finiscono. Così prendo cani bisognosi che hanno le gambe spezzate”.

Per poter continuare a recuperare i pelosi, Ching ha iniziato ad applicare una nuova strategia, facendosi passare per un compratore americano di carne di cane e tutti i cani che riesce a salvare, vengono portati dal veterinario per le prime cure. Dopodiché Ching riesce a piazzare i cani sia localmente che portandoli negli Stati Uniti: “I cani ai quali mi affeziono maggiormente e sono la maggioranza, li porto negli Stati Uniti, per dare loro una nuova vita”.

In questo programma di ricollocazione dei cani salvati dal macello, la Animal Hope & Wellness Foundation opera anche a livello della pet Therapy, creando i presupposti e affidando i cani a persone che hanno subito violenze e traumi a loro volta: “Nella maggior parte dei casi si tratta di donne vittime di stupro. Storie traumatiche per le quali necessitano molto tempo prima di tornare ad una vita normale. In questi casi, mostriamo come un cane, vittima di qualsiasi tipo violenza, riesce ad amare una persona anche se è triste o è in un brutto periodo”.

“Salvando i cani contribuiamo a salvare anche le persone”, ha concluso Ching, che in un post, pubblicato nel novembre del 2015, scrisse: “Il dono più grande nella vita, non è la morte, ma dare vita a quelli che non possono respirare per se stessi. In tutta la mia debolezza, in tutti i miei fallimenti come uomo, in tutta la mia vita in cui ho desiderato, adesso so di essere più forte. Il mio cuore è dedicato a quelli che mi circondano.  Dai miei viaggi, da quelle mie notti buie, ho  imparato che dobbiamo cercare l’essere migliore umano che è in noi. Dovremmo tutti noi imparare a respirare perché è l’unica cosa serve per cambiare le cose: basta un solo respiro”.