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Angelo, pena massima per i quattro colpevoli, “Ma non basta” per gli animalisti

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A quasi un anno dal barbaro massacro perpetrato ai danni del povero cane Angelo a Sangineto, in provincia di Cosenza, è stata emessa la pena nei confronti dei quattro giovanissimi che lo uccisero con indicibile crudeltà. Tutti sono stati condannati al massimo della pena per il maltrattamento e soprattutto per il fatto di aver ammazzato l’indifeso quattrozampe, con l’applicazione in toto dei 16 mesi di carcere attualmente previsti da codice penale italiano, commutati poi in sei mesi di servizi sociali presso un canile. In più per gli imputati c’è anche l’obbligo di affrontare le spese processuali e di rimborsare tutte le associazioni animaliste che sono stare riconosciute come parti civili: a ciascuna di loro spetteranno duemila euro da ognuno dei quattro colpevoli.

A riferire l’esito del processo è stato l’onorevole Paolo Bernini del Movimento Cinque Stelle, paladino dei diritti degli animali, il quale ha affermato: “Nonostante per la legge italiana questi pericolosi soggetti hanno ricevuto dal giudice il massimo della pena, sembra ben più che evidente che la gravità delle azioni commesse e dei reati ad esse correlati, ed in considerazione anche dell’efferatezza e dell’incrudelimento contro un cane indifeso, tutto questo non possa essere punito in modo così blando. Tutto ciò richiede solo un impegno concreto: ci vogliono assolutamente delle pene più severe per colpire coloro che si macchiano di mostruosità di questo tenore contro dei poveri animali indifesi”.

Bernini aggiunge: “Come è stato previsto già da tempo nella nostra proposta di legge, intendiamo punire con delle pene decisamente più aspre e giuste chi sbaglia in questa maniera. Se il Governo ed i suoi presunti parlamentari animalisti anche dell’opposizione lo volessero veramente, potrebbe essere calendarizzata ed approvata in una settimana”, accusa Bernini. Difatti anche altre associazioni animaliste hanno espresso si soddisfazione per il fatto che la pena emessa sia stata della massima severità possibile, ma allo stesso tempo appare evidente che la Legge contempla ad oggi delle conseguenze troppo lievi per i reati di maltrattamento ed uccisione di animali.