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Appello a Nestlé: fermi i test sugli animali per il botox

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test animali botox
(Alex Wong/Getty Images)

Appello alla multinazionale Nestlé da parte di organizzazioni animaliste tra cui la Lav: fermi i test sugli animali per il botox.

Non si ferma la triste pratica che riguarda l’utilizzo di animali per i test dei cosmetici. Si provocano inutili sofferenze agli animali, arrivando a ucciderli solo per un semplice bisogno superficiale ed estetico dell’uomo. Le associazioni animaliste lo denunciano in tutto il mondo e di recente il Parlamento europeo si è espresso per la messa al bando globale. L’ultimo appello in ordine di tempo arriva dalla Lav.

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Test animali botox: il comportamento di Nestlé

L’associazione chiede a Nestlè di smettere di finanziare la sperimentazione su migliaia di animali, per i prodotti a base di botox venduti dalla multinazionale. Si tratta di un appello che viene lanciato dalla coalizione europea ECEAE, della quale Lav è parte. La petizione, che può essere firmata a questo link, chiede di porre fine “alla morte lenta e terrificante di migliaia di animali per i prodotti estetici distribuiti da Nestlé”.

I prodotti a base di botox erano inizialmente utilizzati per scopi medici, ma col passare degli anni ha preso il sopravvento l’uso cosmetico. A causa della natura pericolosa di questa tossina, ogni lotto di Botox deve essere testato su animali o su test cellulari. I test sugli animali vengono eseguiti secondo il protocollo della LD50 (dose letale 50), ma la dose uccide il 50% degli animali. Peraltro questo avviene tra atroci sofferenze, spiega ECEAE nella petizione. I topi muoiono dopo giorni dal test per soffocamento.

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L’alternativa ai test animali e l’appello a Nestlé

Gli animalisti ricordano che i principali produttori di Botox, Allergan e Merz hanno ottenuto successi nello sviluppo di test cellulari, riuscendo in questo modo a sostituire la maggior parte dei test sugli animali. Ma i marchi Dysport e Azzalure, prodotti e distribuiti da Ipsen e Nestlé Skin Health, una consociata Nestlé, sono ancora testati sugli animali. E a quando pare non intendono cambiare il loro modus operandi.

“Nestlé, il cui quartier generale globale si trova a Vevey, nel cantone di Vaud, ha una responsabilità morale in questo status quo”, viene denunciato ancora. Si ricorda quindi che nel 2016 la multinazionale ha generato un utile netto di 8,53 miliardi di franchi svizzeri. La conversione della sperimentazione da animali a cellule umane costerebbe solo qualche milione di franchi. Da qui l’appello finale: “Con uno schiocco di dita, Nestle potrebbe finanziare una ricerca che fa risparmiare a decine di migliaia di animali una morte orribile. È insopportabile testimoniare questo disprezzo per la sofferenza animale per semplici domande di profitto a qualsiasi prezzo”.