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Beppe Bigazzi e la carne di gatto che fece scandalo in Rai (VIDEO)

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Con la morte di Beppe Bigazzi, abbiamo ripercorso lo scandalo legato alle sue parole sulla carne di gatto: che cosa dovrebbe insegnarci questo episodio.

Beppe Bigazzi gatto
Beppe Bigazzi alla Prova del Cuoco

Beppe Bigazzi, storico volto della Prova del Cuoco, è venuto a mancare. L’uomo, alla cui famiglia esprimiamo il nostro cordoglio, era diventato popolare anche tra chi non seguiva la trasmissione per un episodio legato alla carne di gatto

Bigazzi, parlando di carnevale e proverbi, aveva citato in una puntata un modo di dire delle sue parti “Chi non ha ciccia (chi non ha carne) ammazza il gatto”. L’allora sostituta alla conduzione, nonché attuale conduttrice, Elisa Isoardi si era mostrata stupita per il proverbio. Questo ha spinto Bigazzi a raccontare che dalle sue parti, in Valdarno, a febbraio in passato veniva consumata la carne di gatto e che lui stesso da ragazzo l’aveva mangiata diverse volte.

Di fronte alle espressioni di disappunto di Elisa Isoardi, il giornalista eno – gastronomico aveva spiegato che la carne di gatto veniva lasciata nel fiume per tre giorni e che era anche buona da mangiare.

Che Bigazzi abbia urtato la sensibilità di qualcuno, compresa la stessa Elisa, è certo e lui stesso se ne era reso conto. Ma che raccontare un episodio del passato fosse un suo invito ad uccidere e consumare ai nostri giorni la carne di gatto ci sembra un’interpretazione distorta.

Un tempo, soprattutto in guerra, non solo quelli che attualmente sono considerati animali da compagnia come cani e gatti non erano considerati tali, ma certi episodi erano motivati esclusivamente dall’istinto di sopravvivenza e non dal volere umiliare o torturare un animale.

Beppe Bigazzi e la carne di gatto: le accuse dei politici

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Beppe Bigazzi e Elisa Isoardi

Dello stesso parere non sono stati alcuni esponenti politici, tra cui l’allora segretario alla salute Francesca Martini. La Martini aveva sottolineato che gli animali d’affezione sono tutelati da una legge italiana, la 281 del 1991, che nell’art.1 comma 1 condanna gli atti di crudeltà contro gli animali d’affezione, per tutelare la convivenza tra essi e gli umani.

Il segretario alla salute aveva poi aggiunto che anche l’articolo 544-bis del Codice Penale stabilisce che “chiunque, per crudeltà’ o senza necessità”, procura la morte di un animale “e’ punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”’. 

Sicuramente è stato un bene far conoscere queste norme al pubblico, vasto e potenzialmente anche “ignorante” in materia, del giornalista eno – gastronomico per evitare che qualcuno, spinto da curiosità, possa commettere un reato, oltre che un atto moralmente discutibile.

Non è invece mai un bene applicare delle conquiste, seppur importanti, al passato, così come fare il processo alle intenzioni alle parole espresse da qualcuno. In seguito a questo episodio ricordiamo che Beppe Bigazzi era stato sospeso dalla Rai.

Perché allora ricordare questo episodio? Quello che ci ha colpiti è stata una accusa mossa da Bigazzi: “Perchè, i conigli non vengono ancora mangiati? Questo è essere razzisti!”. Sono tanti ancora gli animali che quotidianamente ci fanno compagnia di cui è permessa la macellazione. Se la battaglia per riconoscere a tutti gli animali pari dignità è ancora lontana, e forse non sarà mai vinta, almeno riconoscerla a tutti gli animali domestici più comuni sarebbe un buon inizio.

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T.F.

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