Home News Brescia, duro colpi ai bracconieri: 80 denunce e centinaia di trappole rimosse

Brescia, duro colpi ai bracconieri: 80 denunce e centinaia di trappole rimosse

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Proseguono le operazioni antibracconaggio in tutta Italia. La LAC (Lega Abolizione Caccia) ed il Cabs (Comitato contro la distruzione dell’Avifauna) rendono noto in una nota di aver debellato il triste fenomeno della caccia di frodo nel Bresciano.

Il risultato dell’operazione su vasta scala effettuata dalle due associazioni animaliste ha portato a sporgere denuncia nei confronti di ben 80 individui da parte del Nucleo Antibracconaggio, di volontari e di altri movimenti che si battono in favore dei diritti degli animali.

Centinaia sono state le trappole e le reti impiantate per l’uccellagione individuate e prontamente rimosse, ed anche di più sono risultati essere gli animali, sia vivi che morti, posti sotto sequestro.

La nota sottolinea: “Tutto ciò è avvenuto all’ombra di un contesto politico-amministrativo  locale preoccupante, con  associazioni venatorie per nulla propense a sradicare una illegalità  congenita, rappresentata in moltissimi casi da sparatori e trasvolatori recidivi (per nulla impressionati da sanzioni inadeguate),  sebbene molto impegnate a rilanciare vecchie e deprimenti battaglie in prima persona o per conto terzi: come le continue pressioni per la  riapertura dei “roccoli” per la distribuzione dei richiami vivi,  l’insopportabile ritornello della richiesta di caccia in deroga a specie protette (di fatto comunque illecitamente poste in essere col sistematico abbattimento di migliaia di fringillidi ed uccelli insettivori) e la compartecipazione al piagnisteo dei ristoratori rimasti orfani – finalmente per legge – degli uccelli migratori selvatici necessari a  confezionare lo spiedo bresciano”.

La LAC evidenzia: “Non c’è niente di nuovo sotto il sole, insomma; a parte la sforbiciata violenta data dal governo Renzi alle già scarse risorse impiegate  nella vigilanza ambientale: assorbimento di gran parte del CFS  nei Carabinieri e tagli lineari a risorse e personale delle polizie provinciali. La Regione Lombardia si è fatta carico della sopravvivenza di parte della vigilanza pubblica provinciale, ma nel Bresciano era già stata attuata una cura dimagrante paurosa, con l’inspiegabile concentrazione nella sola Valcamonica di quasi la metà degli effettivi rimasti, lasciando in gran parte  “scoperte” le altre due valli (Valsabbia e Valtrompia), maggiormente interessate dall’uccellagione, e il resto del territorio”.

“In questo quadro, oltre a contrastare sul campo – con segnalazioni dettagliate agli organi preposti tramite i propri volontari –  l’azione dei cacciatori di frodo, la LAC sta lavorando intensamente  sul piano legale, rilanciando la campagna per lo smantellamento delle centinaia di capanni di caccia illegali sul piano urbanistico e delle norme venatorie, riuscendo presso il TAR a ridurre le quote di capi abbattibili volute dalla Regione per una specie ad alto rischio come l’Allodola, vincendo sostanzialmente la battaglia per lo spostamento a distanze legali (anche se sempre inaccettabili) del muro di appostamenti a lago dai quali si massacra l’avifauna che trova rifugio nella riserva naturale delle Torbiere del Sebino”.

“A fronte di una situazione così fuori controllo, del numero di animali protetti abbattuti e feriti, incluso l’ennesimo Ibis Eremita in Valcamonica, la LAC ha chiesto alla Regione Lombardia la sospensione della caccia nel bresciano; ma per l’assessore regionale Giovanni Fava il primato italiano del bracconaggio a Brescia è un’allucinazione collettiva definita “fenomeno modesto nei numeri. Del resto, la Regione sulla correlazione conclamata tra bracconaggio e licenze di caccia (i reati venatori sono compiuti per quasi 80% da cacciatori) ha sempre nascosto la testa sotto la sabbia”.

La nota si conclude con il seguente passaggio: “Per ultimo, invitiamo l’assessore regionale a rileggersi la legge nazionale per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio: la caccia  giuridicamente non è un “diritto” bensì una “concessione” a sfruttare ed appropriarsi  secondo modi e tempi ben precisi di parte del patrimonio indisponibile dello Stato. L’attività venatoria si svolge per una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la richiedano e che posseggano i requisiti previsti dalla presente legge (art. 19 L.157/92)”.

Nei giorni scorsi il territorio del Cagliaritano è stato oggetto di una simile operazione di disinfestazione antibracconaggio.