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California: stop alla vendita di animali domestici

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(SAM YEH/AFP/Getty Images)

Stop alla vendita di animali domestici nei negozi: questo il contenuto della legge firmata dal Governatore della California Jerry Brown nei giorni scorsi. Unica eccezione viene fatta per quegli animali provenienti da rifugi o gruppi di soccorso. L’entrata in vigore della legge è prevista per gennaio 2019. I trasgressori saranno puniti con multe fino a 500 dollari. Esultano le associazioni animaliste, tra cui la ‘Social Compassion in Legislation’, che ha promosso la legge.

Sull’altro fronte, annunciano battaglia i rappresentanti dell’industria dell’animale domestico. Secondo loro, la legge metterebbe a rischio centinaia di posti di lavoro. Inoltre, ridurrebbe la scelta dei consumatori sulla varietà degli animali domestici disponibili. In ogni caso, sarà possibile acquistare animali domestici direttamente dagli allevatori. Si tratta di una legge in vigore in decine di città e contee, ma che per la prima volta viene promulgata da uno Stato Usa. L’intento della legge è duplice: si vuole ridurre il sostegno finanziario di impianti di allevamento su larga scala, inoltre si promuove l’adozione di’ trovatelli’ e ‘meticci’ come animali domestici.

Si stimano infatti ogni anno circa 1,5 milioni di animali domestici eutanizzati in rifugi in tutti gli Usa. Inoltre, solo in California i contribuenti spendono ogni anno più di 250 milioni di dollari per “alloggiare ed eutanizzare gli animali” nei rifugi. Dati che sono quantomeno allarmanti.

Una sentenza discutibile

Negli Usa, di recente, aveva fatto discutere una sentenza emanata nei giorni scorsi dalla Corte d’Appello dell’Oregon, negli Stati Uniti, vittime alcuni cani. La loro colpa era quella di abbaiare, disturbando i vicini, così i giudici hanno deciso che andavano recise le corde vocali. Secondo quanto riferisce il Washington Post, i giudici hanno ordinato a una coppia di allevatori canini di “operarli per tagliare loro le corde vocali, dato il continuo abbaiare dei giganteschi mastini tibetani, pratica molesta”.

La vicenda è annosa e prende inizio nel 2002: Karen Szewc e John Updegaff iniziarono ad allevare “grandi cani pelosi usati originariamente per proteggere le pecore, a Rouge River, in Oregon“. La coppia compiva però lunghi viaggi e spesso i cani restavano senza controllo. Così in due occasioni la contea di Jackson redarguì la coppia di allevatori, prima nel 2004, poi nel 2005, accusandoli di avere “violato le regole locali sulla gestione dell’allevamento”.

La recente legge emanata in Belgio

Arriva invece dal Belgio la legge che impone alcune regole sulle razze pericolose. La norma che sta facendo discutere evidenzia due categorie di razze: quelle dei cani da attacco come gli American Staffordshire terrier, mastiff e tosa e i cani da difesa American Staffordshire terrier, tosa, rottweiler. I proprietari di cani che hanno cani inclusi nella lista dovranno pertanto segnalarlo alle autorità. In questo modo viene effettuata una mappatura della presenza dei cani “pericolosi” nel paese.

Secondo quanto viene rivelato dai media locali, i cani che appartengono alla prima categoria non potranno essere portati nei luoghi pubblici e hanno l’obbligo di essere sterilizzati, come in Spagna. Quindi, per quanto riguarda i cani da attacco, da oggi in poi sarà vietato portarli nei parchi pubblici, sui mezzi di trasporto pubblici o al mare. Una decisione che ovviamente sta portando a non poche polemiche. C’è chi s’interroga sul fatto se sia possibile limitare in questo modo, dal giorno all’indomani la vita di una persona e del proprio cane.

 

GM