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Lega il cane alla catena senza acqua e cibo: costretto a mangiare sassi per sopravvivere

Abbandona il cane costretto a mangiare sassi. Un caso di crudeltà che scatena ondata d’indignazione 

maltrattamento cane

Un caso di maltrattamento e di crudeltà sugli animali che ha provocato un’ondata di indignazione negli Stati Uniti. A distanza di un anno, è arrivata finalmente la sentenza con la quale il proprietario di un cane è stato condannato al carcere.

Secondo quanto ricostruito dai media locali, il cane, un bellissimo dobermann di due anni di nome Lou fu trovato in condizioni disperate dalla polizia dell’Ohio. Era legato a una catena corta ed era stato lasciato morire di fame nell’angolo di un giardino dal proprietario di 36 anni, David Neanover.

Senza acqua né cibo a disposizione, Lou era arrivato addirittura a mangiare dei sassi per la fame. Inoltre presentava diverse ferite, segni di abusi sul corpo scheletrico. Era sottopeso di oltre 20 chili e secondo i veterinari non mangiava né beveva da diverso tempo.

Il cane è stato salvato e portato in un Rifugio locale, la Animal Friends dove i veterinari hanno scoperto che aveva delle ulcere sulla lingua che era in parte tagliata. Le radiografie hanno invece mostrato che all’interno dello stomaco vi erano delle pietre mentre le analisi del sangue hanno rilevato una brutta infezione da stafilococco.

“Nessun essere umano normale può guardare questo cane e pensare che questo sia accettabile”, commentò lo sceriffo della contea di Butler, Richard Jones che intervenne nelle operazione di salvataggio di Lou.

Purtroppo, dopo cinque giorni dal ricovero il cane non ce l’ha fatta ed è morto.

Violenza sugli animali

A distanza di un anno dal caso, si è svolto il processo a carico del padrone, accusato di maltrattamenti e uccisione di animali. Dinanzi al tribunale erano presenti diversi cittadini e associazioni animaliste che hanno chiedo il massimo della pena. “Mandalo in carcere e non dargli cibo”, recitava una scritta esposta dai manifestanti.

Nel corso delle udienze, il legale difensore ha sostenuto che la morte del cane sia stata provocata da una patologia ma non dalla carenza di cibo. Al termine del processo, il giudice ha condannato il proprietario del cane a 6 mesi di carcere per crudeltà sugli animali ai quali si sono aggiunti ulteriori 90 giorni per violenza domestica.

Un caso emblematico che ricorda diversi studi condotti sul tema della violenza sugli animali, correlata alla pericolosità sociale di questi individui violenti.

Il fondatore dell’Unità delle Scienze del comportamento del FBI, Robert Ressler, nel 2010, aveva dichiarato che dagli esami psichiatrici condotti su killer seriali e criminali senza scrupoli emerge che sono persone che “da bambini non hanno mai imparato che era male strappare gli occhi ad un cane. I killer iniziano per uccidere e torturare gli animali nell’infanzia”. E’ stato accertato che nella maggior parte dei casi chi maltratta gli animali passa allo stadio successivo ovvero sugli umani: violenze minori, abusi su donne, violenza domestica nei confronti dei bambini fino agli omicidi. Ma non solo.

Il paragone non si ferma qui. Infatti, l’Fbi ha constatato che chi ha abusato di un animale si rivela essere tra i criminali più aggressivi e violenti rispetto ad altri criminali considerati non aggressivi.

Non a caso, proprio l’FBI nel 2016 ha provveduto a classificare la violenza sugli animali come crimine efferato, per poter monitorare persone potenzialmente pericolose per la società. E’ importante, educare i bambini fin da piccoli al rispetto nei riguardi degli animali. La violenza sugli animali deve essere un campanello d’allarme soprattutto in età scolare e che se persiste nel periodo adolescenziale indica anche abusi subiti dagli stessi minori.

 Guarda l’ultimo video di Lou:

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C.D.