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Cane morto, lo ha ucciso la leptospirosi in un canile a Terni

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Un cane morto in seguito all’attacco di un grave virus. La struttura è stata sequestrata.

L’episodio relativo ad un cane morto all’interno del canile di Colleluna, a Terni, ha provocato il sequestro della struttura. A decidere per tale, estremo provvedimento, è stato il commissario straordinario Antonino Cufalo. I motivi del decesso dell’animale sono emersi dopo le analisi svolte all’interno dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Umbria e Marche. Il cane morto aveva presentato fin da subito dei sintomi evidenti della malattia nello scorso mese di marzo.

Nonostante un ricovero presso una clinica veterinaria, lo scorso 4 aprile ha perso la vita. Non è stato possibile fare niente per salvarlo. La morte ha richiesto che si provvedesse a sottoporne la carcassa ad un esame autoptico. E questo allo scopo di definire con chiarezza cosa possa averlo ucciso. In relazione a questo episodio, al canile sono stati posti i sigilli. Ed è scattata anche una sorta di quarantena: infatti niente può essere portato all’esterno del perimetro interessato. Né animali né oggetti ritenuti potenzialmente pericolosi perché possibili veicoli della malattia.

Cane morto in maniera controversa in canile, altri i precedenti

Ovviamente anche l’accesso al pubblico è stato interdetto. Possono entrare nell’area soltanto i membri del personale specializzato. Per quanto riguarda i cani ivi presenti, è stato organizzato un piano di controllo seriologico a tappeto di tutti loro. Si procederà con una accurata terapia a base di antibiotici. In particolar modo per i quattrozampe entranti in contatto con il cane morto a causa della malattia. Non è purtroppo il solo episodio controverso avvenuto all’interno di un canile. A Vergato, in provincia di Bologna, all’interno di un’altra struttura predisposta all’accoglienza di quattrozampe, succedevano le peggiori nefandezze.

Un veterinario praticava l’eutanasia forzata nei confronti di quegli animali ritenuti ‘inutili’. E sembra che ne abbia uccisi a decine, se non di più. Questo sconcertante episodio ha avuto un suo epilogo nei giorni scorsi. Il responsabile di tutto ciò aveva provato a farla franca andandosene a lavorare all’estero. Infatti, una volta acclarate le sue responsabilità, gli era stata preclusa la possibilità di lavorare. Ben presto però aveva fatto ritorno in Italia riprendendo l’attività come se niente fosse. Ora è arrivata la svolta.

A.P.