Home News Cane ucciso a Irgoli: attesa nuova udienza, il prossimo 24 giugno

Cane ucciso a Irgoli: attesa nuova udienza, il prossimo 24 giugno

CONDIVIDI

irgoli

Attesa per il prossimo 24 giugno l’udienza del processo a carico dell’allevatore di Irgoli, Giuseppe Piredda di 45 anni, che nel 2014, insieme al figlio minorenne, uccise, trascinandolo con l’automobile per diversi chilometri, un cucciolo di sei mesi per punirlo di disturbare il suo gregge.

L’uomo andò fuori strada e sul posto, per caso passò una pattuglia dei carabinieri che poté solo constatare la crudeltà con la quale quel povero animale venne condannato ad una morte dopo una lenta e sofferente agonia.

Il caso sollevò un’aspra polemica in rete e fu creato un gruppo per chiedere giustizia per Amore, il cucciolo di 6 mesi, ucciso senza scrupoli.

A Febbraio di quest’anno si è aperto il processo a carico dell’allevatore, accusato di uccisione di animale e resistenza a pubblico ufficiale con l’aggravante di aver compiuto i reati alla presenza del figlio minorenne. Il suo avvocato aveva chiesto la “messa alla prova” ovvero di mettere Piredda a disposizione di una associazione per la protezione degli animali come volontario.

Ma contro questa richiesta si sono sollevate le associazioni che hanno avviato una petizione online. Nella nuova udienza a Nuoro, il giudice dovrà decidere se accettare o meno la richiesta di sospensione del processo con messa alla prova prestando volontariato presso strutture con animali.

Per questo la Lega Anti vivisezione ha ricordato che si tratta di “una richiesta incredibile, soprattutto se consideriamo l’efferatezza dell’uccisione dell’animale, trascinato per chilometri fino all’intervento dei carabinieri di Siniscola, che fermarono l’uomo dopo un breve inseguimento quando purtroppo per il cane, un meticcio di circa otto mesi, non c’era più nulla da fare. Le ferite riportate erano di una tale gravità da rendere inevitabile l’eutanasia”.

La Lav, che si è costituita parte civile insieme all’Enpa e ad Anpana, ha ribadito che “tale atteggiamento dimostra la considerazione che l’imputato ha nei confronti degli animali e la sua richiesta di prestare volontariato in un canile altro non è che il tentativo di evitare una condanna. Il responsabile deve essere invece processato e rispondere delle sue azioni”.

L’associazione ha poi concluso annunciando che devolverà l’eventuale risarcimento ad attività di promozione di un corretto rapporto uomo-animali, per prevenire violenze e uccisioni.