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Cassazione: ecco quando l’uccisione di animale non è perseguibile come reato

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Nuova sentenza depositata dalla Cassazione con la quale viene ribadito quando l’uccisione di animale non è perseguibile come reato. Mentre in Commissione Giustizia alla Camera si discute della legge sul reato di maltrattamenti animali, la Cassazione, lo scorso 3 luglio ha depositato una sentenza con la quale ribadisce che l’uccisione di un animale è un reato e che si tratta di un delitto contro il sentimento degli animali.

Ci sono alcune norme che sono entrate nel codice penale nel 2004 per cui sono indicati nel primo articolo le sanzioni e il motivo per cui si tratta di un reato in quanto provoca sofferenza all’animale. Inoltre, nel codice penale, viene anche tutelato il proprietario dell’animale.

Nella nuova sentenza della Cassazione, viene specificato che commette “reato chi uccide gratuitamente e senza necessità un animale”, ovvero solo se consentita e disciplinata da norme speciali, l’uccisione non è perseguibile penalmente.

Ecco perché per chi uccide un animale deve essere dimostrata la “gratuità dell’uccisione” e la sua “non necessità”.
Da un punto di vista delle norme speciali, si può uccidere per caccia, in base alle leggi specifiche di tutela delle specie. Pertanto la Cassazione precisa che sono consentite solo le uccisioni e le modalità di attuazione che sono disciplinate e consentite da norme speciali e valutate come “necessarie”. Tutte le altre uccisioni sono gratuite e costituiscono di conseguenza un reato.

Ad esempio, come viene specificato da laleggepertutti.it, chi uccide un animale proprio o altrui risponde di reato e si rivela necessario che la morte sia voluta dal colpevole. Nel caso in cui una persona uccide un animale senza volerlo non può essere punito. Nel caso degli animali investiti, se un conducente ha accertato il rischio dell’uccisione e non ha rallentato, pensando che l’animale si sarebbe spostato, è punibile del reato di uccisione di animale.

Al fine di tutelare maggiormente gli animali,  a breve sarà online sul sito Cassazione.net e dal mese di ottobre sarà disponibile nelle librerie, il “Codice Diritti degli animali“, nel quale sono anche compresi i regolamenti regionali e gli indirizzi della giurisprudenza internazionale. L’opera è a cura di due attivisti della Lav: Andrea Cristofori, responsabile Lav dei canili, e Alessandro Fazzi consulente legale della Lega anti vivisezione, che si sono valsi della collaborazione di Raffaele Guariniello, l’ex pm di Torino alfiere della sicurezza sul lavoro, la salvaguardia della salute e dell’ambiente.

Un codice che spazia dalle leggi e norme sul maltrattamento, passando per le contese in caso di separazioni, sfruttamenti degli animali, abbandoni, adozioni, i microchip, fino alla responsabilità dei sindaci nella gestione del randagismo, delle famiglie con animali verso i vicini di casa e il condominio e molte altre regole.

Ed è lo stesso Gariniello a spiegare nella prefazione del manuale come sia cambiato l’approccio della legge al riguardo dei diritti degli animali, specificando che “nel nostro Paese, le norme a tutela dei diritti degli animali possono e debbono essere ulteriormente rafforzate, ma già oggi impongono interventi potenzialmente efficaci. Oggi, a differenza di ieri, fare giustizia non vuol più dire occuparsi soltanto di criminalità’ in danno dell’uomo. Oggi vuol anche dire proteggere la vita integrata, il benessere, la dignità degli animali”.