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Definisce un torero “assassino” sui social: costretto a pagare multa di 7mila euro

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Ha definito “assassino” un torero, commentando su facebook la notizia di quando venne ferito da un toro, durante una corrida. Sfortunatamente, Víctor Barrio morì per le gravi ferite riportate e la famiglia ha deciso d’intraprendere una causa contro il consigliere valenciano Datxu Peris che aveva offeso l’onore di Victor.

Il giudice del tribunale di Sepúlveda, Ana García-Laita Luzon nella sentenza di primo grado ha accolto la denuncia presentata dalla famiglia del torero, condannando Peris, a risarcire 7mila euro alla famiglia del defunto. Rallegrandosi della sua morte e chiamandolo “assassino”, ha dichiarato il giudice, Peris ha “indubbiamente” colpito il suo onore. Nella sentenza, il giudice ha sottolineato che si tratta di una “intrusione illegittima del diritto di onorare” per cui l’imputato è stato obbligato a rimuovere il post offensivo e ha risarcire la famiglia per i danni morali e pregiudizi.

Possiamo provare a vedere l’aspetto positivo della notizia per non soffrire troppo … Ha smesso di uccidere. (….) Non riesco a provare dolore per l’assassino che è morto non tanto quanto quello di tutti i tori che ha ucciso e non solo i tori adulti, Secondo quanto ha pubblicato sul suo sito ufficiale, ha ucciso 258 vite dal 2008″, è la parte del commento per la quale Peris è stato condannato.

Dopo la sentenza, Peris ha annunciato di presentare un ricorso. Da un punto di vista della costituzione spagnola, la libertà d’espressione tutelata dall’articolo 20 “non riconosce il diritto di insultare”. Il giudice ha pertanto sottolineato che “non si possono equiparare i diritti degli animali e quelli degli umani”, ricordando che la corrida è legittima e non si tratta di giudicare la sensibilità soggettiva.

Il consigliere ha cercato di difendere il diritto degli animali, massacrati ogni anno per l’intrattenimento. Argomento che il giudice non ha ritenuto rilevante, affermando che “ognuno è libero di scegliere ciò che gli piace e non lo fa”.

La sentenza del tribunale di Sepúlveda è la prima nel genere. Sperando che sia l’unica e che gli animalisti potranno continuare ad esprimere il loro dissenso riguardo ad uno spettacolo che si fonda sulla messa a morte di un animale.

Nessuno augura la morte di un torero, ma che prima o poi capisca di essere complice di una crudeltà senza fine.

C.D.