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Dopo 5 anni, una sentenza restituisce un cane al proprietario

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Leggi inadeguate a tutela degli animali

Il piccolo Jago

Un caso emblematico riguardo alla tutela degli animali. Il piccolo Jago, un simil pincher trovato vagante per strada, in periferia di Milano, fu recuperato da una giovane ragazza. L’esemplare era privo di microchip e pertanto fu affidato al canile comunale. Tuttavia, la giovane che si era innamorata di Jago decise di adottarlo.

Solo dopo diversi mesi, il vecchio padrone, un agricoltore ne rivendicò la proprietà dando vita ad un aspro scontro legale. A distanza di cinque anni è arrivata la sentenza in primo grado del Tribunale di Milano che ha stabilito che Jago deve essere restituito al vecchio padrone.

Immediata la replica della Lega Nazionale Difesa del cane (Lndc Animal Protection) che in un comunicato rende noto di offrire il proprio supporto legale e chiede ai giudici di applicare il buon senso.

“Una grave ingiustizia rischia di essere perpetrata ai danni di Jago, un cagnolino senza colpa, a causa di leggi ancora inadeguate a tutelare davvero gli animali”, scrive Lndc, ricordando che furono eseguite tutte le procedure prima dell’adozione del cane.

“Da allora sono passati 5 anni e durante questo tempo Jago e la sua compagna umana hanno vissuto in simbiosi ma, secondo il tribunale di Milano, ora il piccolo meticcio dovrebbe essere restituito alla persona che ne ha reclamato la proprietà”.

Piera Rosati, presidente di Lndc, ha evidenziato come “la persona che ne ha rivendicato la proprietà non ha dimostrato di rispettarlo quanto avrebbe dovuto, non mettendogli il microchip, lasciandolo vagare e reclamandolo dopo diversi mesi. Mi sembra assurdo che debba tornare nelle sue mani.”

Secondo Michele Pezone, Responsabile Diritti Animali e Coordinatore Legale Lndc, “il giudice ha applicato la norma considerando il cane come un oggetto”.

“Tuttavia – ricorda Pezone- esiste il Trattato di Lisbona che stabilisce che gli animali sono esseri senzienti e non cose. Abbiamo ovviamente proposto appello e richiesto di sospendere l’efficacia della sentenza di primo grado. Jago non è un pacco che si può spostare da una casa all’altra in attesa delle sentenze, confidiamo quindi che possa rimanere con chi l’ha accudito e amato in questi 5 anni e che l’appello ci dia ragione.”

“Mi auguro che il magistrato applichi un principio di buon senso e sensibilità. Provi a immedesimarsi non solo nella famiglia ma anche nel cagnolino, un essere che ormai tutta la comunità scientifica considera senziente. LNDC farà tutto ciò che è in suo potere affinché Jago resti con la sua famiglia”, ha concluso Rosati.

C.D.

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