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Dopo gli orrori della guerra viene salvata dal cane “Se non fosse per lui io sarei morta”

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Dopo aver superato un periodo molto difficile della sua esistenza Filda racconta come la sua vita sia stata salvata dall’aiuto di un cane.

Filda con il cane che le ha salvato la vita

Questo cane mi ha salvato. Se non fosse per lui, io sarei morta” Queste sono le toccanti parole utilizzate dalla donna che all’età di 13 anni è stata costretta a combattere con l’esercito ribelle dell’Ira ( Esercito di resistenza del Signore).

I soprusi e le atrocità che ha subito e visto questa donna sono innumerevoli, a partire dalla tortura e l’assassinio dei fratelli davanti ai suoi occhi. Il suo coraggio e la sua testardaggine l’hanno aiutata a fuggire da quel posto orrendo in cui era costretta, ma una volta salva il suo unico pensiero era quello di togliersi la vita.

Lo stress post-traumatico la stava logorando sia fisicamente che mentalmente, ma come riportato dalla BBC un cane le ha salvato la vita.

Quando sono tornata a casa, avevo incubi terribili su come i miei fratelli sono stati uccisi e sulle terribili cose che ho subito quando ero prigioniera. Nel villaggio in cui vivevo le persone parlavano male di me: dicevano che ero un’assassina e che gli spiriti mi avevano maledetta“. Ha raccontato la donna di origini ugandesi alla BBC.

Per queste maldicenze era stata esclusa dal villaggio in cui abitava, trattata come una reietta, senza una speranza di sopravvivere alle nuove sfide che le vita le stava ponendo.

A salvarla non è stato un essere umano, ma un angelo a quattro zampe del progetto “The Comfort Dog Project”. Un progetto promosso da un’organizzazione che recupera i cani randagi e li addestra in maniera tale da essere un supporto emotivo per tutti quei bambini che sono stati obbligati a diventare dei soldati, e che sono sopravvissuti alla traumatica esperienza cadendo successivamente in depressione.

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Filda in compagnia di Lok Oroma il cane che le ha salvato la vita

Lok Oroma è il nome del cane affidato a Filda. Il nome del cane ha un significato molto particolare “le tue parole non mi possono ferire“. Sembra che anche il piccolo abbia avuto un passato molto difficile. Sembra infatti che sia stato abbandonato da cucciolo vicino ai cassonetti della spazzatura come un comunissimo rifiuto.

Il poggetto “The Comfort Dog Project” è stato ideato da un ragazzo rimasto cieco all’età di 12 anni a causa dell’esplosione di una bomba nel suo villaggio. Dopo il tragico accaduto il ragazzo divenuto uomo decise di dover fare qualcosa dando la possibilità a chi come lui aveva subito lesioni e traumi durante la guerra, di poter stare meglio grazie all’aiuto di un cane.

L’ uomo di nome Francise Okello Oloya si rese conto di quanto i cani potessero essere di aiuto e conforto in queste drammatiche situazioni. Da bambino infatti dopo l’incidente 2 randagi entrarono a far parte della sua vita non abbandonandolo mai e accompagnandolo persino a scuola, e questo fece capre a Francise l’importanza di avere un supporto nei momenti di difficoltà.

Filda e Francise Okello Oloya in compagnia dei loro amici a quattro zampe

Okello Oloya ha spiegato il suo pensiero alla BBC “Ho capito che i cani potevano aiutare le persone a riprendere le loro condizioni psicologiche in loro compagnia guadagnando fiducia, a superare la depressione”

Il programma dell’organizzazione dura all’incirca 5 mesi e induce i pazienti a prendersi cura quotidianamente dei cani e a partecipare volontariamente a svariate sedute con uno psicologo che aiuteranno ad alleviare le sofferenze e superare il trauma subito.

Quando mi hanno dato Lok Oroma, mi hanno insegnato come controllare la mia rabbia e come vivere le mie emozioni. Così quando sento che sto andando in crisi, lo chiamo vicino a me e inizio ad accarezzargli la schiena. Così inizio a sentirmi meglio concentrandomi su di lui“. Ha asserito Filda

Nonostante l’impegno dell’organizzazione in Uganda i cani sono ancora considerati esseri praticamente inutili, se non per cacciare o per essere utilizzati come cani da guardia.

Secondo il ministero della Salute Ugandese il 70% della popolazione del nord, avendo subito traumi dovuti alla guerra, avrebbe bisogno di un supporto psicologico,.

Malgrado gli sforzi sono stati stanziati pochissimi fondi per supportare psicologicamente la popolazione, anche se queste iniziative potrebbero salvare moltissime vite proprio come quella di Filda che grazie al costante supporto e aiuto di Lok Oroma sta migliorando e forse un giorno potrà tornare a sorridere.

 

L.L.

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