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Due persone anziane su cinque in Italia hanno un animale domestico

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@Getty images

Gli animali domestici portano dei benefici sulla salute delle persone e numerose ricerche hanno dimostrato che per gli anziani, la presenza di un cane contribuisce a prevenire molte patologie, come ad esempio nelle donne over 50 che hanno dei cani o dei gatti, sono meno a rischio infarto o ictus.

Recentemente, il Centro Studi della Fondazione Senior Italia ha condotto un’indagine Sic – Sanità in cifre sulle abitudini e gli stili di vita della popolazione anziana, all’interno della quale è stata considerata anche la presenza di animali domestici nella vita degli anziani. E’ emerso che due persone anziane su cinque, ovvero il 39% degli anziani in Italia, hanno un animale in casa e ben il 97% degli intervistati è convinto che la compagnia di un animale li solleva dalla malattia.

Di media, gli anziani spendono 786 euro all’anno per provvedere all’animale domestico, di cui circa 125 euro di spese veterinarie, 425 euro per l’alimentazione e 23 euro per la loro igiene.

Quasi la totalità degli intervistati, ovvero 93%, ritiene fondamentale e importante la presenza dell’animale nella propria vita. Nella maggior parte dei casi, non si tratta di persone sprovvedute che non hanno conoscenza dei benefici dell’animale sulla salute. Infatti, il 78% conosce la pet therapy che per il 97% degli intervistati importante nel dare sollievo dalla malattia o beneficio allo stato d’animo delle persone.

Una fotografia della realtà sociale degli anziani nel Belpaese che si ripercuote anche nell’organizzazione stessa della vita di tutti i giorni e per quanto riguarda i servizi offerti. Non a casa, il 38% degli anziani ha dichiarato di portare con sé il proprio animale domestico, la metà del campione lascia l’animale da parenti o amici, mentre il 12% presso strutture competenti come pensioni per animali. L’attenzione nei riguardi del compagno a quattrozampe è comunque elevata e circa il 20% degli intervistati ha dichiarato di non andare in vacanza per non lasciare il proprio animale, in quanto la struttura di destinazione non accettava gli animali.

Un quadro interessante che porta a riflettere sull’organizzazione di un sistema che vada incontro alle esigenze di chi ha delle necessità legate all’avanzamento dell’età. Di sicuro, il potenziamento delle strutture ricettive, delle attività commerciali o delle stesse case di cura che accettano gli animali, dovrebbe seguire l’andamento delle statistiche e andare incontro al benessere e ai bisogni delle persone anziane più a rischio emarginazione, ricordando che sono proprio i pensionati, in un periodo di crisi ad essere il motore trainante delle famiglie italiane.

Si tratterebbe sicuramente di uno sviluppo culturale in direzione di una società più civile e in parte anche redditizio per le attività commerciali e ricreative offrendo un servizio e dando un supporto agli anziani che hanno un animale domestico.