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Elefanti: mai più usati per fini turistici, il “no” dalla Cambogia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:49
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Elefanti, in vigore la legge contro il loro sfruttamento per fini turistici in Cambogia. Si pone fine ai maltrattamenti che costretti a subire da anni

Elefanti che trasportano i turisti (Foto Pixabay)
Elefanti che trasportano i turisti (Foto Pixabay)

Stop all’uso degli elefanti per il turismo straniero. E’ questo il nuovo provvedimento adottato dalle autorità della Cambogia che hanno vietato in maniera ufficiale, l’utilizzo di tali animali a partire dal 2020. L’emendamento è frutto della decisione maturata in seguito allo sfruttamento costante dei pachidermi adibiti al trasporto dei turisti presso l’area archeologica dei templi di Angkor, dove solitamente si impiegano tali animali come mezzo di trasporto.

Elefanti, stop all’impiego per fini turistici

Elefante (Foto Pixabay)
Elefante (Foto Pixabay)

Una vittoria per gli animalisti che evidenziano lo stato di sofferenza fisica adoperata sui poveri elefanti, costretti a sopportare un peso costante e doloroso. Infatti, dal 2018 sono più di sei milioni i visitatori che hanno affollato la zona di Angkor, sita a nord di Siem Reap.

L’emendamento, che entrerà in vigore a partire dal 2020, in realtà ha visto un’applicazione già da ora. Un terzo degli animali in questione è stato trasferito in una foresta a 40 chilometri di distanza dal luogo, al fine di favorire la loro permanenza in tranquillità.

Elefanti per fini turistici, una pratica compiuta da anni

Elefanti nella savana (Foto Pixabay)
Elefanti nella savana (Foto Pixabay)

L’autorità locale di Apsara ha deciso di porre fine ad una situazione che si protrae da molti anni. Una situazione drammatica, avallata anche dal maltrattamento che i pachidermi erano costretti a subire per facilitare la sopportazione del peso delle persone.

Tuttavia, il loro maltrattamento non era passato inosservato agli occhi di PETA Asia e del tour operator del luogo Intrepid Travel che avevano puntualmente denunciato il loro impiego per scopi ricreativi e turistici.

La pratica citata, purtroppo, non è isolata ma coinvolge anche le nazioni asiatiche della Thailandia, del Vietnam e del Laos.

La speranza è che il provvedimento attuato, possa far riflettere anche le altre nazioni coinvolte sull’abuso che si perpetua ai danni di tali animali, facendolo cessare una volta per tutte.

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B.F.

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