Home News Emergenza canile Molise: lo hanno fatto morire dietro le sbarre del box

Emergenza canile Molise: lo hanno fatto morire dietro le sbarre del box

CONDIVIDI

Un dramma che racconta tutta la tragedia dell’emergenza, quella dei cani intrappolati nei canili sommersi dall’ondata di neve e di gelo che ha colpito il centro Italia. In tutto il paese i volontari si erano mobilitati per i soccorsi, inviando generi di prima necessità, come il cibo, coperte e donando un contributo per aiutare chi stava operando in primo piano. Alcuni volontari si sono organizzati e sono andati sul posto a portare man forte, come una donna Carlotta Marzano partita con un furgoncino per portare soccorso a due canili in Molise quello di di Santo Stefano a Campobasso e Ripabottoni.

La Marzano si è sfogata con un post drammatico denunciando la morte di un cane: Numero dodici. Un meticcio che era al canile di Ripabottoni. Il povero animale era debilitato, stava male ed era paralizzato dal freddo. Quando la Marzano è arrivata sul posto, il cane era ancora vivo per miracolo: “Eri appallottolato su un gelido, sporco pancale… lì inerme ad aspettare la morte. Tu, Dodici, magari non avrai un’aspettativa di vita lunghissima, ma se non altro avrai conosciuto una casa, l’amore, il calore, le pappe buone, una famiglia meravigliosa. Ma tutti gli altri Dodici che moriranno soli privati di ogni dignità. Maledizione, che tristezza”, scrive la giovane raccontando che per lei “oggi doveva essere una giornata di gioia…. E invece il dolore e’ straziante”.

Il cane è stato portato via a centinaia di chilometri da quel canile che lo aveva condannato a morte. Purtroppo non ce l’ha fatta ed è morto poco dopo il suo arrivo.

La donna sfoga tutta la sua rabbia contro chi si doveva prendere cura di lui e non l’ha fatto, riducendolo pelle ed ossa e lasciandolo morire dal freddo: “Siete dei maledetti… Dodici, perdonaci se puoi”.

La giovane vedendo quel povero cane aveva subito chiesto il suo affidamento per poterlo salvare. Ma il cane non era sterilizzato e non poteva lasciare la struttura. E così è rimasto per una settimana al gelo, rannicchiato, lasciandosi morire. Secondo quanto denuncia la volontaria, il cane era in canile da oltre tre mesi e presentava diverse patologie, ma nessuno lo aveva curato né tanto meno seguito. Le volontarie hanno provato a tirarlo fuori da quel luogo che lo aveva condannato a morte. Ma non ce l’hanno fatta e nell’ultima settimana di vita, il povero Dodici ha fortunatamente conosciuto l’amore, quello di due volontari che non sono state indifferenti alla sua richiesta di aiuto: Maria Lanzillo della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e la Marzano che lo voleva portare via da quel luogo.

“Dodici… ecco il tuo nome tesoro, come il numero di box dove ti ho lasciato. Il tuo compito è resistere. Al resto ci pensiamo noi”, scriveva la Marzano dalla Toscana prima di partire in Molise per recuperarlo. Sul posto quando è arrivata per strapparlo al suo destino: “Una giornata meravigliosa impegnativa alla morte, ma meravigliosa!!! Tutti i cani hanno una cuccia, tutti hanno sgambato… Grazie a tutti davvero, anche al mio ‘instancabile’ compagno di viaggio Carlo e a Cecilia sempre presente. Stanchi ma molto più ricchi. Ho conosciuto persone speciali. Andiamo Dodici che si va a casa”, aveva scritto la Marzano felice di andare via, con il suo cucciolo. Purtroppo, Dodici aveva un’infezione parassitale all’intestino che gli ha provocato una perforazione dello stomaco e una volta arrivato nella sua nuova casa, circondato dall’amore della Marzano, poco dopo, Dodici è morto dal veterinario.

Una storia triste dalla quale emerge la rabbia di chi ha cercato di salvare Dodici e la denuncia contro istituzioni e strutture che anziché prendersi cura dei cani, così come dovrebbero, li lasciano morire lentamente.

Lo scorso 22 gennaio il Portavoce Parlamentare del MoVimento 5 Stelle Paolo Bernini insieme al Consigliere Comunale, Simone Cretella si è recato in visita presso il canile Santo Stefano, Campobasso, verificando l’assenza dei minimi criteri gestionali e denunciando tutta la situazione.

“Ci chiediamo a cosa sia servito approvare la Legge numero 281 del 1991, che introdusse il principio di civiltà del ‘no kill’ vietando la soppressione dei randagi ricoverati nei canili sanitari. A che serve quando poi si condannano i cani a una morte lenta, con la sola speranza di trovare per strada persone come Carlotta? Dodici è stato ucciso dalle patologie che aveva contratto ma anche dalle cure e dall’amore che gli sono stati negati”, ha scritto Paola Liberanome, volontaria dell’Enpa di Campobasso, lanciando una nuova iniziativa con la quale lottare contro l’indifferenza delle istituzioni e di chi lucra sulla pelle degli animali.

“La nostra iniziativa non potrà che chiamarsi Progetto 12 non ispirata a una storia di riscatto come avremmo voluto, ma alla dignità negata che ha portato alla morte di un povero cane. Quello che è successo a Dodici dovrà essere un monito per tutti quelli che hanno a che fare con le strutture pubbliche e private che si occupano di animali- prosegue la volontaria Enpa. Ci consola solo pensare che questo piccolo e malnutrito cane il suo piccolo riscatto lo ha avuto: non è morto solo in un box al freddo, ma ha conosciuto, anche se per poco, la parte migliore degli uomini, che una ragazza venuta da lontano ha saputo mostrargli. Grazie Carlotta e grazie Serena e Andrea che hanno ospitato Dodici garantendogli le cure più amorevoli. Un abbraccio anche a Marco e alla Leidaa, sezione di Campobasso che hanno seguito questa storia”.

Una storia straziante che nessuno vuole dimenticare, un esempio di cattiva gestione e di indifferenza per la vita di un essere vivente anche da parte di chi dovrebbe tutelarli e invece contribuisce a perpetrare l’orrore, come emerge dalle immagini condivise dalla stessa Marzano che raccontano in che modo era stato ridotto DODICI!

SE QUESTO E’ UN CANE!

LE IMMAGINI VERSO LA LIBERTA’

LE IMMAGINI SCATTATE ALL’ARRIVO DEI VOLONTARI!

DENUNCIA DEI CINQUE STELLE