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L’EPA riduce le sperimentazioni sugli animali: quali sono le alternative

L’EPA riduce i finanziamenti alle sperimentazioni sugli animali premiando chi propone alternative: quali sono e perché non tutti sono d’accordo.

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Topo bianco in mano a un ricercatore in laboratorio Fonte foto Istock

I produttori di pesticidi devono testare i loro prodotti per gli effetti sull’uomo e sull’ambiente prima che possano venderli negli Stati Uniti. Attualmente lo fanno anche  con test su animali come ratti, topi, conigli, cani, uccelli e pesci. Il numero di vertebrati utilizzati in questi studi, presentati all’EPA (che valuta se i pesticidi sono pericolosi o meno) ogni anno, varia da 20.000 a oltre 100.000, ha detto un portavoce dell’agenzia.

I funzionari dell’EPA (l’Agenzia per la protezione ambientale) intendono ridurre l’uso di animali in questi studi che valutano i rischi di pesticidi e altri prodotti chimici potenzialmente pericolosi.

Numerosi amanti degli animali si battono da tempo affinché gli animali non siano più usati come cavie da laboratorio. I funzionari dell’agenzia ridurranno il finanziamento di questi studi del 30% entro il 2025 e li consentiranno solo in casi eccezionali entro il 2035.

L’EPA riduce le sperimentazioni sugli animali: quali sono le alternative

Questa è una battaglia che in apparenza è controproducente per noi umani ma diverse associazioni, come PETA, propongono delle alternative, che sarebbero anche più valide, ai test sugli animali. Le alternative includono studi in vitro su cellule umane, ma anche su modelli di organi computerizzati. L’EPA stanzia 4,25 milioni di dollari per chi sceglie o perfeziona queste alternative.

Se c’è chi esulta, non tutti sono entusiasti di questo provvedimento. Il dott. Joe Thulin, direttore del Centro di risorse biomediche del Medical College del Wisconsin e presidente dell’American College of Laboratory Animal Medicine, ha dichiarato che nessuno vuole usare gli animali nella ricerca quando non sono necessari. Ma si è domandato se le tecnologie non animali saranno sufficientemente affidabili in tempi così ridotti per sostituire gli animali, specialmente nei test il cui fine è verificare prodotti che possono nuocere alla salute dell’uomo.

Ha anche messo in dubbio che la decisione si basi sulla scienza, alludendo che potrebbe trattarsi piuttosto di uno sforzo per placare i sostenitori dei diritti degli animali.

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T.F.

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