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Il lockdown sta cambiando il comportamento dei cani randagi

Il lockdown in tutto il mondo ha cambiato il comportamento dei randagi

Randagismo (Foto Pixabay)
Randagismo (Foto Pixabay)

Da quando la pandemia per il coronavirus ha portato molti paesi a chiudere le attività e a limitare gli spostamenti dei cittadini, si sono registrati numerosi cambiamenti anche nel regno animale. A distanza di poche settimane, molte specie selvatiche si sono riappropriate delle strade vuote delle città. Numerosi gli avvistamenti di animali a passeggio nelle piazze e sui marciapiedi.

La chiusura delle attività in diversi settori ha coinvolto anche le strutture quali zoo, acquari o rifugi dove gli etologi hanno osservato comportamenti anomali negli animali. Tanto che in Svizzera, il direttore di uno zoo lanciò un monito, segnalando che gli animali si stavano annoiando senza la presenza dei visitatori.

Randagi all’epoca codvi-19

Cani randagi per strada Facebook
Cani randagi per strada Facebook

In India, dove il fenomeno del randagismo è considerato una piaga operano numerose associazioni e organizzazioni animaliste. Tra queste, alcuni responsabili hanno notato un cambiamento nel comportamento dei cani randagi.

Akansha Yadav, fondatrice di Pawtricks, un’organizzazione che si occupa di addestramento cinofilo, ha riferito che dopo 20 giorni di blocco, i cani randagi sembrano in uno stato di confusione e disorientati per le strade di Nuova Delhi.

“Non essendoci più persone per le strade, c’è carenza di cibo e i cani iniziano a competere tra di loro per mangiare”, ha commentato Yadav. Inoltre, anche si vivono per le strade, i cani sono abituati comunque all’interazione con le persone e all’attenzione dei passanti che spesso gettano del cibo ai cani.

Sul tema è intervenuta anche Sangeeta Dogra, un’attivista per i diritti degli animali, che ha raccontato che i cani randagi sono spariti da alcuni quartieri.

“Non capiscono cosa stia accadendo e sono molto confusi perché non vedono più le persone per strada”, conferma un altro addestratore Adnan Khan.

I cani randagi erano spazzini nelle città e non predatori. Può accadere che uccidano un gatto ma non lo mangiano. Inoltre, i maltrattamenti che subiscono in mezzo alla folla provoca in loro molte frustrazioni. Non a caso, i cani che sono più felici sono i randagi che vivono nelle zone di periferia, nelle campagne, dove c’è meno presenza umana.

“In questo momento, non ci sono macchine, non ci sono persone per cacciarli via anche picchiandoli. Quindi, si può notare che i randagi si sentono più al loro agio e sembrano più felici. E’ un bel periodo per questi cani”, ha concluso Khan.

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C.D.