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India: la corte di Tripura vieta i sacrifici animali nei tempi induisti

I giudici dell’Alta corte di Argartala nello stato di Tripura, nel nord – est dell’India, hanno chiesto al governo locale di fermare i sacrifici di animali nei templi in risposta al contenzioso di interesse pubblico presentato da un ex funzionario del servizio giudiziario, Subhas Bhattacharjee, nel 2018.

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Subhas Bhattacharjee, giudice ora in pensione, si era già pronunciato contrario a queste pratiche sugli animali, soprattutto capre ed elefanti (senza contare che in molte parte del mondo gli elefanti sono specie protette e già vittime dei bracconieri a causa dell’uso dell’avorio delle zanne in statuette e nella medicina cinese).

Il gruppo di magistrati della corte di Argatala, che comprende i giudici Sanjoy Karol e Arindam Lodh, ha approvato l’ordine che coinvolgerà il segretario capo di Tripura (uno stato nel nord – est dell’India), i magistrati distrettuali e il sovrintendente della polizia di tutti e otto i distretti dello stato ad adottare le misure necessarie per conformarsi alla decisione.

Il firmatario ha affermato che esiste una tradizione di sacrifici di animali sponsorizzati dallo stato nel tempio Mata Tripureswari di Udaipur e nel tempio Durgabari di Agartala.

Il governo di Tripura infatti gestisce templi come il tempio di Tripureswari, il tempio di Chaturdash Debatabari e il tempio di Durgabari attraverso l’amministrazione distrettuale e fornisce fondi a questi templi per acquistare gli animali destinati al sacrificio, pratica che con il nuovo atto non sarà più finalmente consentita.

E ci sono anche un certo numero di altri templi che hanno la tradizione di sacrificare gli animali per compiacere un Dio o una Dea induista, il che è in contraddizione con le disposizioni del Prevention of Cruelty to Animals Act (atto di prevenzione della crudeltà degli animali). Inoltre questo rito è associato in realtà al folkore locale e non all’induismo i cui testi sacri come i Bhagavadgītā e i Purāṇa vietano invece questa pratica.

I magistrati distrettuali in tutti gli otto distretti di Tripura ora hanno questa nuova responsabilità e il compito di vigilare su otto templi, impresa non facile data la forte affluenza a questi templi che un tempo erano gestiti dai sovrani indù e oggi sono di competenza del governo con un atto del 1949.

India: la sentenza sui sacrifici di animali divide il Paese

C’è stato in India un lungo dibattito per fermare il sacrificio di animali nei templi, ma la famiglia reale di Tripura ha osteggiato per molto tempo il cambiamento della tradizione.

Il governo aveva chiesto ai giudici di dedicare ancora più tempo alla decisione considerando il sentimento del popolo sulla lunga tradizione secolare, ma la corte ha rifiutato l’istanza perché questo avrebbe solo aggravato la situazione. Al governo è stato chiesto di conformarsi all’ordine con effetto immediato.

Il rampollo reale di Tripura, Pradyot Kishore Manikya Debbarman dice di aver apprezzato la sentenza, sostenendo di essere un amante degli animali, ma ne ha contestato la validità: secondo il suddetto accordo del 1949 tocca al Parlamento legiferare su queste questioni. Ha voluto però sottolineare che la sua è una spinta al Parlamento per creare una legge valida e non per bloccare il provvedimento dei magistrati, anche se questo non si applica ai sacrifici musulmani alla fine del Ramadam, cosa che potrebbe creare degli scontri sociali in India.

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T.F.

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