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Italcarni di Ghedi: il pm ora vuole un nuovo processo

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(ritaglio video)

Si torna a parlare in queste ore degli orrori perpetrati nel macello Italcarni di Ghedi dove le mucche venivano trascinate con delle catene, trasportate con un muletto e gettate a terra per poi essere spinte con la forca. L’incredibile vicenda era emersa qualche tempo fa grazie alle immagini registrate dalle telecamere nascoste dalla procura di Brescia e mandate poi in onda su Servizio Pubblico.

Sei sono state le sentenze di condanna nei mesi scorsi, basate esclusivamente sui maltrattamenti subiti dagli animali, ma il pm della procura di Brescia Ambrogio Cassiani ha annunciato ricorso contro la decisione di non aver condannato le persone coinvolte nel processo anche per l’accusa di mettere in commercio carne infetta. Nel processo erano stati condannati l proprietario del macello Federico Osio, dei suoi collaboratori e di due veterinari.

Federico Osio aveva patteggiato una condanna a 2 anni e otto mesi, i suoi operai a pena comprese tra un anno e 10 mesi e a un anno e otto mesi. I due veterinari della Asl di Brescia, invece, erano stati condannati a due anni per maltrattamenti sugli animali, falso in atti pubblici e minacce. Inoltre l’azienda era stata sanzionata ed era stata vietata la macellazione per sei anni. Riuscì però a trovare un espediente per proseguire nel lavoro, cambiando nome e diventando di proprietà della madre e della ex moglie di Federico Osio.

Dopo quanto accaduto, Vito Crimi, senatore bresciano del Movimento 5 Stelle, aveva accusato: “Uno strazio che lascia senza parole. Questo era il macello Italcarni di Ghedi. Il nostro portavoce alla Camera Claudio Cominardi aveva anche presentato un’interrogazione in merito. Ad oggi, nessuna risposta. Ma almeno il processo accerterà le responsabilità di chi ha permesso tutto questo”.

Sulla questione era intervenuta anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sollecitata dalla richiesta d’intervento da parte della Lav, con Roberto Bennati, vicepresidente dell’associazione, che sottolineava: “Chiediamo al ministro della Salute Beatrice Lorenzin di istituire con urgenza una commissione di inchiesta sulla situazione degli animali a fine carriera negli allevamenti e nei mattatoi per riportare la legalità e il rispetto delle leggi e delle condizioni degli animali nell’industria zootecnica”.

Era anche partita una petizione firmata da 150mila cittadini su Change.org, promossa dalla giornalista Giulia Innocenzi. Tra le richieste, anche quella dell’apertura di una commissione di inchiesta per fare chiarezza su quanto avvenuto nell’azienda.

Le immagini mandate in onda da ‘Servizio Pubblico’ erano raccapriccianti: si vedeva infatti l’amministratore di Italcarni salire su un camion, legare le zampe di una mucca con una catena, quindi grazie a un muletto la trasportava per depositarla sulla porta di un macello. Ora, il ricorso del pm Cassiani potrebbe aprire un nuovo fronte nel processo, mettendo soprattutto in evidenza come venisse prodotta in maniera sistematica carne infetta, ma soprattutto provando il legame tra questa pratica e quella del maltrattamento degli animali.