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Li stava lasciando marcire: la casa degli orrori

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@Rspca

La crudeltà nei riguardi degli animali è un reato penale. In tutto il mondo ci sono delle leggi che tutelano gli animali anche se rispetto alla gravità di alcune vicende, non sono mai sufficienti. E’ il caso di David McKayle, un giovane inglese di 31 anni, originario di Fishponds, a Bristol, condannato il 10 novembre scorso, a 12 settimane di carcere. Nella sentenza è stato anche vietato il possesso di cani per i prossimi dieci anni.

Mc Kayle è stato ritenuto colpevole di diversi capi di accusa tra i quali l’aver causato la morte e la sofferenza gratuita, il non aver prestato le cure necessarie e il non aver garantito un ambiente con condizioni igenico sanitarie adeguate.

Una condanna accolta con favore dalla società di protezione britannica, la Rspca che si era costituita parte civile dopo l’intervento effettuato nel dicembre 2016 a casa di Mc Kayle.

Grazie alla segnalazione di un vicino, gli ispettori della Rspca hanno effettuato un controllo presso l’abitazione del giovane uomo, scoprendo uno scenario orribile con ben quattro cani in condizioni pessime, al limite della sopravvivenza e il corpo di un cane trovato già morto, in via di decomposizione, sul pavimento della cucina.

Impossibile immaginare che una persona potesse vivere in quelle condizioni. Eppure, McKayle evidentemente non aveva il minimo senso di colpa. I cani, di taglia medio piccola, tutti di razza bulldogue francesi erano stati evidentemente seviziati. Tutti detenuti in condizioni mortificanti, tra i quali una cagnolina di nome Dairylea, trovata in una gabbietta, sporca, piena di escrementi con una brutta ferita alla testa che non era stata curata. L’infezione ha provocato la perdita di un occhio. Stesa sorte agli altri tre esemplari, uno dei quali, Pluto, chiuso nel garage all’esterno dell’abitazione e altri due esemplari, Lulu e Man rinchiusi nel sottoscala.

“Non posso che gioire della condanna del signor McKayle e spero che questo serva da avvertimento per tutti: avere degli animali implica avere delle responsabilità e maltrattarli è un delitto che può essere punito col carcere”, ha dichiarato Sarah Kenward.

I tre bulldogue si sono fortunatamente ripresi e hanno anche trovato delle famiglie che li hanno adottati.

Sicuramente, nessuna pena potrà mai rendere giustizia a queste creature. Gli stessi operatori intervenuti si sono chiesti come quei poveri cani fossero sopravvissuti in quelle condizioni. Al di là delle pene, chi maltratta gli animali si rivela una persona pericolosa per la società e incline alla violenza. Denunciare e segnalare casi di abusi, contribuisce non solo a salvare le vite di queste creature innocenti ma anche a prevenire violenze nei riguardi di altre persone.

C.D.