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L’orrore negli allevamenti di cani destinati al mercato alimentare in Corea del Sud

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“Se vive, vive, se muore, muore”, è la filosofia con la quale i titolari delle aziende in Corea del Sud allevano i cani destinati al mercato alimentare. L’Huffigton post Corea ha realizzato un nuovo video shock, emerso da un’indagine negli allevamenti in Corea del Sud, dove da anni si è concentrata l’attenzione delle organizzazioni animaliste, tra le quali quella della Humane Society International (Hsi) che ha avviato diverse campagne per riscattare i cani, che vengono poi portati nei paesi Europei o negli Stati Uniti, realizzando degli investimenti per far riconvertire agli allevamenti in altre tipologie di aziende e un dialogo con le autorità governative per arrivare al bando del consumo della carne di cane.

Eppure, nonostante la pressione internazionale, la Corea del Sud come anche altri paesi asiatici come la Cina, continuano a consentire questa barbara tradizione che in realtà è molto più recente di quanto si pensi. Un noto attivista coreano denunciò che il consumo di carne di cane iniziò negli anni Cinquanta del Novencento e che prima era riservato solo alle élite. Anche in vista delle Olimpiadi invernali del 2018, il tema non viene affrontato e vi è stato anche il finto annuncio della chiusura di un mercato quello di Moran, noto per la vendita dei cani sui banconi. Infatti, inizialmente era trapelato che la vendita della carne di cane sarebbe stata vietata proprio in vista delle Olimpiadi ma in realtà il mercato è stato chiuso per essere ristrutturato e creare delle aree, nascoste agli occhi del pubblico, dove macellare i cani.

Il consumo nasce da alcune credenze popolari per cui la carne di cane stimolerebbe l’attività sessuale e allevia dal caldo. Non a caso, il picco massimo del consumo avviene ad agosto nel periodo cosiddetto del Bok Nal Si stima che in Corea vengono mangiati ogni anno dai 1,5 ai 2,5 milioni di cani con ben 17mila allevamenti attivi.

Tra i piatti più apprezzati, la zuppa di carne di cane detta bosingtang, la carne grigliata o al vapore. Quello che inorridisce la comunità internazionale è soprattutto la crudeltà con la quale vengono allevati e uccisi i cani. Infatti, la loro carne sarebbe migliore più il cane soffre morendo.

Dopo l’inchiesta shock diffusa nel mese di marzo, rilanciando la petizione per l’abolizione del consumo di carne di cane promossa su change.org, anche l’Huffigton post Corea torna sull’argomento con una video inchiesta shoccante su come i cani vengono trattati negli allevamenti in Corea del Sud. Un filmato non adatto a persone sensibili che mostra una verità davvero raccapricciante con cani cani che vengono allevati per due anni in delle gabbie sopraelevate, strette e buie e che quando devono essere uccisi vengono sottoposti a scosse elettriche con strumenti ad elettroshock fatti in casa e poi impiccati. Molti esemplari muoiono, anche i cuccioli e il loro corpi vengono gettati in un’area coperta dove pascolano le galline.

Immagini insopportabili a cominciare dalle palesi violazioni del benessere animale negli allevamenti, fino alle modalità di uccisione e macellazione, per non parlare del fatto che si tratta di esseri senzienti ovvero capaci di provare sentimenti e dolore al pari dell’uomo. Ancora una volta resta quel malessere e la frustrazione di non poter fermare l’orrore che viene perpetrato ogni giorno.

+++ATTENZIONE IMMAGINI FORTI+++