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Polo Nord, contro lo scioglimento dei ghiacci non serve la tecnologia: meglio i narvali

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Polo Nord
Polo Nord, preoccupa lo scioglimento dei ghiacci

Al Polo Nord preoccupa lo scioglimento dei ghiacchi. Per condurre operazioni di monitoraggio la NASA si affiderà ad una specie animale locale.

I narvali sono dei cetacei delfinatteri che bazzicano al Polo Nord. E sono imparentati un pò con le balene ed un pò con i delfini. Si caratterizzano per un aspetto particolare, dovuto dalla presenza di un ‘dente’ stretto e lungo, sporgente per diversi centimetri in orizzontale e che gira su se stesso a spirale. La presenza di questo curioso animale è attestata soprattutto nelle acque dei mari artici nei pressi della Groenlandia. Ed ora la NASA, l’agenzia governativa americana responsabile dei programmi spaziali ma con varie deleghe anche in altri ambiti, sta pensando di affidarsi proprio ai narvali per monitorare il buono stato dei mari dell’estremo nord del mondo.

Questi esseri marini assolveranno il compito di vedette del mare al Polo Nord, nelle intenzioni della National Aeronautics and Space Administration. È stata infatti promossa una ricerca che si prefiggerà di registrare e presentare i risultati dell’impatto che le correnti calde oceaniche hanno sul fenomeno preoccupante dello scioglimento dei ghiacci del Polo Nord. Le osservazioni degli scienziati hanno evidenziato che affidarsi ai narvali può essere una soluzione migliore sotto svariati punti di vista. Rispetto ai droni risultano essere più efficaci, tanto per citare un esempio. E date le bassissime temperature dei luoghi interessati, anche più resistenti.

Polo Nord, i narvali diventeranno delle sentinelle contro lo scioglimento dei ghiacci

Una ricerca simile era stata promulgata già nel 2010. In quella circostanza vennero catturati alcuni esemplari di narvali, sui quali furono installati degli speciali sensori. I cetacei furono poi liberati nelle acque della Baia di Baffin, proprio dove comincia l’Oceano Artico e dove la presenza dell’uomo è fortemente limitata a causa delle ostiche condizioni climatiche. Proprio per questo l’utilizzo dei narvali viene ritenuto migliore rispetto all’eventualità di avvalersi di strumentazioni tecnologiche od altre soluzioni, date le difficoltà per l’uomo di poter essere presente in maniera costante e prolungata in quelle zone.

Oggetto del nuovo studio in programma per i prossimi mesi sarà questa volta la Baia di Melville, in Groenlandia. Per quanto riguarda i narvali, questi esseri marini hanno la capacità di poter scendere fino a 1700 metri di profondità. Cosa che non è possibile fare nemmeno con le più moderne e sofisticate apparecchiature scientifiche. Contemporaneamente agli antipodi c’è da risolvere un altro grosso problema. Al Polo Sud infatti pinguini e balene non se la passano bene, ovviamente per colpa dell’uomo.

A.P.