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Sperimentazione: 600mila animali usati in Italia, “sono pochi” per i ricercatori

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sperimentazione animale
Beagle sottoposti a sperimentazione

Troppi pochi animali usati nella sperimentazione, la ricerca è paralizzata in Italia 

Sembra un controsenso terrificante, quello per cui viene sostenuto che la ricerca in Italia è paralizzata e senza innovazione, solo perché non vengono utilizzati sufficenti animali nella sperimentazione.

Eppure, è quanto sostenuto da Giuliano Grignaschi, segretario generale di Research4life, in occasione del convegno “Diritti o tutela degli animali?”, promosso in Senato su iniziativa della senatrice Paola Binetti in collaborazione con Scienza e Vita.

In base ai dati fornite dall’organizzazione, in Italia vengono utilizzati 600mila animali ogni anno in diversi settori, dalla farmacologia all’individuazione di dispositivi biomedici, all’individuazione di pratiche chirurgiche, trapiantologia e sicurezza alimentare. Un numero ben inferiore rispetto ad altri paesi pari ad un quarto degli animali usati in Inghilterra, in Germania, un terzo di quelli in Francia e circa un numero pari a quelli usati nel settore della ricerca in Svizzera.

Nel 90% dei casi, si tratta di roditori, ma non mancano altre specie al vaglio dei ricercatori, tra le quali anche i cani. Come ricordato in un report della Lav che aveva analizzato i dati del ministero della salute relativi al triennio fino al 2012, erano in aumento l’utilizzo di altre specie animali nel settore della sperimentazione oltre ai roditori, quali le scimmie.

Eppure, questo elemento non viene evidenziato né tantomeno specificato il dolore al quale sono sottoposti questi animali durante le varie sperimentazioni. Infatti, più volte, in diverse indagini, è stato dimostrato come in realtà, i ricercatori e gli istituti ricorrono a “deroghe” per quanto riguarda i procedimenti che limitano il dolore agli animli durante la sperimentazione.  Sul tema della vivisezione intervenne anche Papa Francesco dichiarando che “è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali”.

Quello che è emerso dall’incontro in Senato è l’arretratezza della ricerca.
“In Italia la ricerca è molto poco finanziata e anche nel campo biomedico e con l’utilizzo del modello animale, ne facciamo purtroppo poca i numeri, se confrontati con il resto d’Europa, sono bassi. Molte volte mi sono sentito dire ma nel 2018 andiamo su Marte possibile che abbiamo ancora la necessità di utilizzare gli animali? Come ricercatori ci poniamo questa domanda quotidianamente, perché facciamo tutti gli sforzi possibili per trovare altri metodi. Purtroppo ad oggi non siamo ancora in grado di superare questo e di farne a meno”. Dichiara Grignaschi.

Un parere sostenuto dalla stessa senatrice Binetti, che ha evidenziato come “sia impensabile che la ricerca non passi per il modello animale a un certo punto”.

“La sperimentazione animale è molto strettamente normata in Europa e poi anche in Italia con il recepimento di una direttiva Europea del 2010. La vivisezione è assolutamente vietata. Negli anni 60 si è imposto l’utilizzo del modello animale come precondizione per l’immissione in commercio dei farmaci, affinché arrivino soltanto quei composti che hanno una reale efficacia e sopratutto non hanno effetti tossici come purtroppo aveva il talidomide, mai testato su animali”. Ha poi aggiunto Grignaschi.

Italia e sperimentazione animale

Nell’incontro a Palazzo Madama, è anche intervenuta la Senatrice Elena Cattaneo, promotrice di un emendamento approvato nel febbraio del 2017 che prevede tre anni di proroga per la sperimentazione, molte ricerche che, denunciano gli animalisti, particolarmente inutili per i malati e crudeli per gli animali.

La Cattaeno ha portato alucuni dati con ha quali ha sottolineato come nonostante le limitazioni, la ricerca italiana sia eccellente. “Dei dieci anni di investimento europeo nei prestigiosi bandi ERC (European Research Council), dei 751 progetti vinti da ricercatori italiani, 335 (il 45%) riguardano idee di studiosi italiani che hanno sviluppato o svilupperanno le loro ricerche in altri Paesi europei che li hanno accolti e dove investiranno i circa 2,5 milioni di euro dell’ERC”.

Oltre a questo, i ricercatori hanno accesso i riflettori sul fatto che in Italia viene vietato l’allevamento degli animali per la sperimentazione anche se possono essere utilizzati. “Si traduce solo nel fatto che gli animali devono essere acquistati da allevatori esteri (non controllabili) e poi importati in Italia sottoponendoli al forte stress rappresentato dai lunghi viaggi. Perché quindi vietare l’allevamento se è consentito l’utilizzo?”. Dichiarano a gran voce gli scienziati chiedendo che la Direttiva Europea sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali venga recepita correttamente anche in Italia, che ha un’infrazione al riguardo.

La richiesta è che ai ricercatori italiani siano date le stesse possibilità di svolgere le loro attività che vengono offerte da tutti gli altri paesi europei.

Il rammarico è che non sia stato sottolineato come la maggior parte dei test sugli animali in realtà non siano validi per gli umani e che negli ultimi anni, in molti paesi l’innovazione sta nella ricerca alternativa che non utilizza gli animali e con ottimi risultati. Viene da pensare, se la ricerca in Italia è un settore d’eccellenza, allora perché non investire nell’eccellenza senza animali?

L’eccellenza sarebbe quella di infliggere sofferenze atroci agli animali? Quello che non viene specificato né mostrato è il dolore e la crudeltà di molti test, emersi dalle inchieste sotto copertura degli animalisti. Come i test condotti nei laboratori francesi sui cani per la ricerca sulla distrofia muscolare. Immagini che non possono essere dimenticate né tantomeno possono essere giustificate.

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C.D.