Home News Squali, nell’oceano il 67% di loro è contaminato dalla plastica

Squali, nell’oceano il 67% di loro è contaminato dalla plastica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:56
CONDIVIDI

Una vera e propria catastrofe che riguarda gli squali: nell’oceano il 67% di questi animali è contaminato dalla plastica. Allarme lanciato.

Lo squalo attacca l'uomo
Lo squalo pieno di plastica al suo interno (Foto Pixabay)

Plastica, plastica, plastica. Ormai questo termine è entrato, non solo all’interno delle nostre case, ma anche nelle nostri menti. E quelle poche volte che ci induce ad una profonda riflessione è solo che un bene. Il materiale plastico è veramente un danno per il nostro ecosistema. Un danno soprattutto per gli animali.

Oggi parliamo di squali e la questione è molto delicata. Ci sono trilioni di microplastiche nell’oceano e il 67% degli squali ha frammenti nello stomaco.  Un nuovo studio pubblicato da Scientific Reports ha esaminato l’ingestione in quattro specie di squali demersali, che vivono nell’Oceano Atlantico settentrionale. E i risultati sono veramente allarmanti.

Ti potrebbe interessare anche: Le innumerevoli ordinanze sui cani in spiaggia per il 2020

La plastica all’interno del corpo degli squali: un danno che passa dalla “mano dell’uomo”

remora e squalo
Squali in pericolo per la plastica negli oceani (Foto AdobeStock)

Mari sempre più colmi di plastica. Stiamo trattando l’ambiente circostante come un mondo da buttare. Cosa ci tornerà indietro attraverso questi processi? Un team di sei ricercatori, dell’Università di Exeter e dell’Università di Leeds, ha esaminato lo stomaco e il tratto digerente di 46 squali e ha scoperto che il 67% conteneva microplastiche. Sono state trovate un totale di 379 particelle di plastica o fibre più piccole di 5 millimetri.

Alcuni squali contenevano solo piccole “particelle di plastica”, altre a dozzine. Un vero e proprio scempio compiuto nei mari. Che aspettiamo a cambiare la rotta?

Intanto si fanno sentire gli esperti. Il primo a parlare è stato Kristian Parton, autore principale dello studio e ricercatore presso il Center for Ecology and Conservation dell’Università di Exeter. Quest’ultimo ha sentenziato nel seguente modo: “Sebbene molte delle particelle ingerite da questi squali verranno espulse alla fine, rimangono potenzialmente all’interno del corpo abbastanza a lungo da consentire agli inquinanti inorganici e alle sostanze chimiche di entrare nei corpi di questi squali”.

Entrare e danneggiarli. Per poi, forse, ucciderli completamente. Non possiamo più rimanere a guardare quelle che, nel futuro, potranno trasformarsi in vere e proprie catastrofi della fauna marina.

Davide Garrtiano