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Un faggio attraverso 365 giorni ci dona la poesia della vita nelle foreste dell’Abruzzo

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Un progetto straordinario condotto nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in un faggete, scoperto nel 2005, con alberi tra i più antichi d’Europa. Per questo è stata presentata la candidatura all’Unesco a patrimonio mondiale dell’Umanità. Per la candidatura è stato realizzato un progetto intitolato “Forestbeat” ad opera di due fotografi Bruno D’Amicis e Umberto Esposito in collaborazione con il Parco nazionale con il quale per ben 365 giorni, un anno intero, è stato filmato lo stesso albero, attraverso le quattro stagioni: Primavera, estate, autunno, inverno.

L’obiettivo della telecamera, in una zona segreta, pere proteggere gli animali, nel comune Pescasseroli, in provincia dell’Aquila, ha documentato il passaggio degli animali selvatici: cervi, tassi, cinghiali, orsi, lupi, volpi.  Il battito magico della foresta, della vita segreta di ogni essere vivente che pulsa ad ogni ora.

Nell’alternare delle quattro stagioni, la vita continua a scorrere e il faggio diventa il crocevia di odori e segnali lasciati dagli animali. Uno spezzone che mostra tutta la bellezza e la magia dell’Appennino. Gli alberi divento essi stessi simbolo della vita, luogo in cui trovare un rifugio sicuro, per grattarsi, lasciare una traccia, o trovare del cibo vicino alle sue radici.

Un progetto durato ben due anni: “Quello che vedete qui è solo una sintesi di questa esperienza incredibile.
In questi due anni di lavoro di campo, noi abbiamo compreso che nella vastità della foresta gli alberi non sono affatto tutti uguali”, scrivono i fotografi, sottolineando che “a noi gli alberi sembrano tutti uguali  ma in realtà per loro è una pagina scritta. Ognuno lascia sull’albero un messaggio attraverso gli odori. Per esempio una famiglia di lupi marchia il confine del suo territorio, un orso strofina il dorso per lasciare traccia del suo passaggio. E tutti, cervi, tassi, cinghiali, orsi, lupi, volpi si vanno a informare su cosa succede nel bosco”.

Impossibile non meravigliarsi dinanzi a queste immagini, non restare sorpresi dalla varietà delle specie che accolgono le nostre foreste, la vita, il suo ciclo riproduttivo. Una magia, “100 battiti” nel cuore della natura stessa con i quali i fotografi ci hanno donato la poesia di ciò che permane e continua a scorrere nell’arco da secoli, nel silenzio di queste foreste, indisturbato. Una realtà che deve essere tutelata, preservata e protetta.
“Ci auguriamo che dopo questi 100 “battiti” guarderete alle splendide faggete vetuste del PNALM con altri occhi!”, concludono i due fotografi.