Home News Veterinario condannato per riciclaggio: sostituiva i microchip

Veterinario condannato per riciclaggio: sostituiva i microchip

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:23
CONDIVIDI

Un veterinario è stato condannato per riciclaggio, dato che sostituiva i microchip di cani introdotti illegalmente in Italia, e per maltrattamenti.

veterinario condannato riciclaggio
(Fonte Foto Pixabay)

Dure condanne per chi maltratta gli animali, soprattutto se qualcuno che per mestiere dovrebbe tutelarli. Questo è il caso del veterinario che illegalmente tagliava le orecchie e la coda ad animali per motivi puramente estetici, pratica che è illegale nel nostro Paese (oltre ad avere chiare implicazioni etiche).

In più l’uomo sostituiva i microchip degli animali giunti in Italia in modo non regolare, favorendo il traffico di animali. La Cassazione ha così fatto giustizia su queste pratiche irregolari.

Il veterinario si è macchiato di un grave reato con l’amputazione delle suddette parti del corpo a un cucciolo di dobermann. Il problema delle parti anatomiche rimosse da cani per motivi estetici è ancora presente nel nostro Paese ma la giustizia fortunatamente si sta muovendo al fine di ridurre almeno dal punto di vista legale questo tipo di pratiche.

Veterinario condannato per riciclaggio: la sostituzione dei microchip

Per quanto riguarda invece la sostituzione dei microchip al veterinario è stato attribuito il reato di riciclaggio e questo apre una nuova frontiera dal punto di vista della legge in Italia. L’uomo si era macchiato di questo reato su 5 chihuahua. Nel nostro Stato non è possibile vendere animali arrivati in modo illegale e rimuovendo il chip identificativo il veterinario rimetteva i chihuahua sul mercato.

Per quanto riguarda l’amputazione il veterinario aveva creato una scusa fantasiosa per giustificare il gesto, secondo la quale la rimozione era stata d obbligo in seguito a una fuga e rissa del cane con altri animali. Nella rissa, secondo questa ricostruzione, il cane avrebbe subito un danno alla coda e alle orecchie e quindi la rimozione era necessaria per preservare la salute complessiva dell’animale.

Questa testimonianza non ha convinto i giudici che, grazie a delle perizie, hanno accertato che il cane non presentava altre ferite sul corpo, quindi era poco probabile che avesse partecipato a una rissa.

La professione dell’imputato ha influito certamente sul giudizio. Infatti era difficile, secondo i giudici, che un veterinario non fosse a conoscenza del traffico illegale di cani chihuahua, soprattutto perché aveva dato un nuovo microchip agli animali, a cui non è stato possibile dare una spiegazione alternativa.

Il riciclaggio consiste nel camuffare l’identità di un bene ed è compiuto in modo consapevole quando mira a coprirne l’origine illegale. A facilitare il lavoro della Corte di Cassazione ci sono state anche delle intercettazioni ambientali nelle quali altri imputati avevano chiaramente detto che il veterinario serviva loro per «fare altre cose agli altri cani».

La motivazione della pessima condotta del veterinario è rivelata sempre da queste intercettazioni ambientali. Infatti secondo i suoi complici l’uomo agirebbe in questo modo per guadagnare denaro facile. Ora quel denaro gli è costato un anno e dieci mesi di reclusione e in più 6000 e 500 euro complessivi tra multa e risarcimento alla parte civile.

Potrebbero interessarti anche:

T.F.

Amoreaquattrozampe è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato dalle nostre notizie SEGUICI QUI